La festa dei vicini

La fête des voisins 2016

La fête des voisins 2016

La Fête des voisins chiamata anche Immeubles en fête è stata creata in Francia nel 1999 per far incontrare i vicini di casa in un’atmosfera conviviale e rompere il muro d’isolamento e la barriera di diffidenza che spesso blocca le relazioni umane.
Questo singolare evento venne organizzato per la prima volta nel XVII arrondissement di Parigi dall’associazione Paris d’Amis.
Ben presto la festa è stata estesa a tutta la Francia e, oggi, è celebrata nelle maggiori città europee.
La prossima festa dei vicini si terrà il venerdi 26 maggio 2017 e sarà la sedicesima edizione.
Partecipare è semplicissimo: vi basterà mettere un annuncio nella bacheca condominiale per invitare i vostri vicini a mobilitarsi a partecipare attivamente portando bibite, specialità culinarie del proprio paese, entusiasmo e tanta simpatia.

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Giocare a scacchi con la solitudine

Giocare a scacchi con la solitudine

Questo blog racconta le curiosità e le particolarità che fanno di Parigi una città magica capace di ammaliare con le sue sensuali sembianze anche gli animi meno romantici.
Il blog Italiani a Parigi rappresenta una valvola di sfogo per il sottoscritto: raccontandovi aneddoti del mio quotidiano parigino spero di suscitare il vostro interesse e di condividere le vostre reazioni. Eccovene uno fresco di giornata.

Mi reco spesso all’Hopital Saint Antoine per motivi di lavoro e conosco bene questa struttura ospedaliera.
L’ospedale situato nel XII arrondissement della capitale francese si compone di vari edifici, ognuno dedicato a una specifica attività medica, collegati tra loro da lunghi corridoi all’aperto.
Questi corridoi offrono un riparo ai numerosi clochards di Parigi che trovano nell’ospedale Saint Antoine un rifugio dove riposare dopo il quotidiano peregrinare.
In particolare il primo corridoio che collega la rue du Faubourg Saint Antoine all’edificio principale dell’ospedale, accoglie spesso barboni in cerca di panchine sulle quali riposare.

Incalzato dai ritmi frenetici della capitale, ho l’abitudine di attraversare distrattamente questi ampi spazi e non faccio più caso agli umili personaggi che vi sostano.
Questa mattina il mio passo svelto si è fermato istintivamente dinnanzi all’insolita scena che ha destato la mia attenzione: un barbone seduto su di una panchina che giocava a scacchi da solo.
Una scena che non sembrava suscitare l’interesse della maggior parte dei passanti ma che ha avuto un forte impatto sulla mia suggestione perché carica di forti significati.
Quella scena inaspettata denotava un profondo senso di solitudine e di alienazione.
Ho sempre immaginato queste persone come anime invisibili agli occhi della città, avvolti in un cerchio di solitudine, abbandonati al loro destino.
Questo senso di solitudine si rispecchiava in maniera violenta e brutale nella scena che si è presentata ai miei occhi stamattina: un barbone (che nel mio immaginario è innanzitutto una persona sola) giocava da solo a scacchi (un gioco che richiede necessariamente la presenza di un altro giocatore).

P.S: La foto, scattata con il cellulare, purtroppo non è di alta qualita.

L’erba del vicino…parigino

Due simpatici vicini di casa

Il parigino ha un rapporto particolare con i vicini.
Se nella mia Sicilia natale i vicini fanno quasi parte della famiglia, qui a Parigi il vicino è un entità amorfa e indefinibile.
In una città in cui le relazioni umane sono costantemente bloccate dalla diffidenza che aleggia sovrana sui rapporti interpersonali, il vicino viene visto come un nemico da allontanare ed evitare.
Da quando abito a Parigi ho cambiato casa parecchie volte e in tutti i posti in cui ho abitato non ho mai simpatizzato o conosciuto i miei vicini.
Pur ritenendomi una persona mediamente socievole, non sono mai riuscito a rompere quel resistente muro fatto di pregiudizi, diffidenza e indifferenza che separa ogni parigino dal proprio dirimpettaio.
I vicini vengono visti come potenziali nemici che vivono barricati dietro mura ostili e che tramano nell’ombra, loschi personaggi che cospirano contro di noi e che possono metterci in pericolo in ogni momento.

In Italia, soprattutto nel Sud, il vicino è un punto di riferimento su cui poter contare e con cui condividere piccoli momenti di quotidianità.
Se avete fatto un dolce vi viene istintivo portarne una parte al vicino, se dovete assentarvi per qualche giorno pensate immediatamente al vostro vicino per occuparsi dei pacchi e della posta o per dare da mangiare al gatto, se non avete più sale per terminare la ricetta che stavate realizzando vi recate immediatamente dall’inquilino della porta accanto.
Se fai un dolce e vuoi farlo assaggiare a qualcuno il vicino parigino è l’ultima persona a cui vai a pensare perché non sai come potrebbe prendere il tuo gesto.
Se hai bisogno di un pizzico di sale per finire la ricetta che stavi preparando, preferisci scendere a comprarlo dall’arabetto del quartiere (che te lo vede il triplo del prezzo normale) piuttosto che bussare alla porta del vicino.
Qui a Parigi, vai a bussare dal vicino soltanto se un’infiltrazione d’acqua proviene da casa sua e devi andare a chiedere la constatazione “amichevole”.
Le conseguenze di quest’enorme diffidenza, che caratterizza Parigi come tutte le grandi città, si sono palesate nel 2003 in occasione della grande ondata di caldo afoso (la famosa canicule) che ha tristemente segnato l’estate di quell’anno.
Quasi ventimila persone hanno perso la vita in quell’occasione: si é trattato nella maggior parte dei casi di persone anziane, abbandonate a se stesse, che da anni vivevano nella solitudine piú totale e che non hanno trovato nessun aiuto.

Il vicino parigino non é solitamente un personaggio su cui potete contare in caso di bisogno ma resta inaccessibile e costantemente nascosto nella sua casa-trincea.
Tuttavia, esiste un giorno dell’anno in cui il vicino diventa simpatico e accessibile: il giorno della festa dei vicini.
In quest’occasione la metamorfosi che non ti aspetti si compie: quello che fino a pochi giorni fa era un eremita che viveva rintanato nella sua abitazione diventa una persona umana e vuole venire verso di noi, quello che sembrava essere un orco solitario che si nascondeva dietro una porta blindata si rivela essere un simpaticone.
Quando ho visto che il condominio in cui abito attualmente organizzava una festa dei vicini, mi sono detto che nessuno avrebbe partecipato talmente era bassa la considerazione che avevo dei miei vicini.
Fortunatamente ho dovuto ricredermi: la gente era allegra e disposta al dialogo e tutti, stimolati dall’atmosfera festiva e dall’alcool, volevano raccontare la propria vita e conoscere gli altri.
Mi sono reso conto che in quel condominio che mi ospita da diverso tempo, abitano persone interessanti, di nazionalità e culture diverse, che durante il resto dell’anno vivono mimetizzate nell’anonimato parigino.
E’ stata davvero una bella occasione di convivialità e condivisione.
Peccato che il giorno dopo siamo tutti ritornati a nasconderci nelle nostre case e che bisognerà aspettare la prossima festa dei vicini per poter scambiare nuovamente qualche parola con quelle entità misteriose che abitano la porta accanto.

Indifferenza metropolitana

La metro di Parigi

La metro di Parigi

Lo scrittore Jean Cocteau diceva che i francesi sono “italiani di cattivo umore.
Non posso confermare il simpatico motto di Cocteau perché non ho vissuto in tutta la Francia e non ritengo di avere un grado di conoscenza tale da poter giudicare un intero popolo. Si aggiunga poi il fatto che odio le generalizzazioni e le etichette.
Tuttavia da più di cinque anni vivo a Parigi, a stretto e quotidiano contatto con gli abitanti della capitale francese, e penso che per gli amici parigini la definizione di Cocteau calzi a pennello.
Questo post inaugura una sezione del blog dedicata ai parigini per stigmatizzare i difetti e le idiosincrasie degli abitanti della ville lumière ed enfatizzarne le differenze, talvolta abissali, con la cultura italiana.
Iniziamo con l’atmosfera sui trasporti pubblici.

A Palermo prendevo spesso i mezzi pubblici e vi posso assicurare che, sia sul treno che mi portava da Cinisi alla Facoltà di Lettere e Filosofia in Viale delle Scienze, che sui bus cittadini, l’atmosfera era conviviale e la gente non faceva altro che parlare.
L’ambiance nella metro parigina è totalmente diversa.

Non voglio dire che prendere il treno o l’autobus a Palermo fosse un’esperienza fantastica, né che gli altri passeggeri mi accogliessero a braccia aperte dicendomi quanto fosse bello condividere quel tragitto insieme ma avevo l’impressione di viaggiare con altre persone “umane”; gente che spesso, senza neanche conoscermi, ha condiviso con me le proprie emozioni rendendomi partecipe dei loro racconti e delle loro vite.
A Parigi non ho mai avuto quest’impressione.
Quando penso all’indifferenza agghiacciante di questa città e della gente che la abita, il mio pensiero va subito alla metropolitana.
Non possedendo macchina, i miei spostamenti in città sono legati essenzialmente a quel serpentone mangia-uomini che quotidianamente si snoda nel ventre di Parigi.
Gruppi di persone salgono e scendono senza sosta, il rettile metallico si riempie via via di una massa amorfa e multiforme costituita da gente d’ogni razza ed etnia, d’ogni credo e cultura, ognuno con la sua storia, ognuno con il suo silenzio.
Nella metro parigina raramente avrete l’occasione di ascoltare due persone, che non si conoscono tra loro, scambiare due parole.
La diffidenza e l’indifferenza regnano sovrane: la persona che ci sta vicino potrebbe essere un potenziale pericolo e quindi è meglio restare in silenzio, meglio restare nella propria solitudine per proteggersi, meglio non proferire parola chiudendosi nel proprio guscio.
C’è chi si crea un guscio impenetrabile sparandosi musica a palla nelle orecchie durante tutto il tragitto, chi legge Direct Soir o A Nous Paris o un’altro dei quotidiani gratuiti, chi si fa un solitario utilizzando l’ultima applicazione scaricata sull’Iphone, chi invia email dal proprio Blackberry, chi pensa, chi mangia, chi sogna.

Anche questa è Parigi.