Week end a Barcellona

Week end a Barcellona

Lasciandoci alle spalle la fredda e nuvolosa Parigi, io e Valeria abbiamo deciso di trascorrere un week-end nella soleggiata Barcellona per respirare un pò di Sicilia.
Non siamo andati a Barcellona Pozzo di Gotto, comune siciliano in provincia di Messina, ma nella famosa città spagnola dove attualmente vivono mia sorella e il suo ragazzo, siciliani come noi.
La Sicilia e il calore mediterraneo ci hanno immediatamente abbracciato al nostro arrivo e ci hanno accompagnato durante tutta la nostra permanenza.
In primo luogo perchè i nostri ciceroni hanno saputo accoglierci con quell’affetto e quel calore tipico della nostra terra, in secondo luogo perchè Barcellona richiama costantemente le atmosfere e i paesaggi tipici del sud Italia: il clima, la vegetazione rigogliosa, il sorriso della gente, il calore umano, la buona cucina e la voglia di fare festa in ogni occasione.
Elementi essenziali per uno spirito mediterraneo che, purtroppo, mancano a Parigi che deve la sua magia ad altri fattori quali l’arte, la storia, il fascino dell’architettura, l’estetica della città e la bellezza nostalgica dei suoi scorci.

Il volo 8011 della compagnia Vueling parte da Orly con un leggero ritardo e atterra alle 10h30 di giovedì 22 novembre all’aeroporto El Prat di Barcellona, il secondo della Spagna per grandezza, situato a soli 10 chilometri dal centro della città.
Scendendo dall’aereo restiamo felicemente stupiti dalla temperatura mite e dal sole splendente che, oltre a essere foriero di vitamina di D, è un essenziale ingrediente per la gioia di vivere e il buon umore.
Felici di aver messo piede per la prima volta in terra spagnola, ci dirigiamo verso l’uscita dell’aeroporto e utilizziamo i mezzi pubblici per raggiungere il cuore della città.
Saliamo a bordo della metropolitana gestita dalla TMB (Transports Metropolitans de Barcelona), l’equivalente della RATP a Parigi, e in una ventina di minuti arriviamo a destinazione.
Durante il viaggio in metropolitana abbiamo mondo di osservare la popolazione e ci rendiamo conto che anche qui domina una forte multietnicità e multiculturalità direttamente legata alla lingua e alla storia coloniale della Spagna: a differenza della Francia in giro si vedono pochi arabi e neri, molti latini e sudamericani.
Emersi dai sotterranei della metro, ci dirigiamo verso l’appartamento spagnolo che farà da base di partenza alle nostre escursioni.
L’appartamento si trova nel suggestivo quartiere dell’Eixample che ospita la basilica della Sagrada Familia, il capolavoro incompiuto di Antoni Gaudì.

La Sagrada Familia

Iniziata nel 1882, la Sagrada Familia è rapidamente diventata il simbolo della città ed è il monumento più visitato di tutta la Spagna (seguono l’Alhambra di Granada e il museo del Prado di Madrid).
E’ sicuramente una costruzione imponente che stupisce per la ricchezza delle decorazioni e per la minuziosa simbologia che fa di questo edificio una sorta di tempio mistico.
Gaudì  dedicò alla costruzione della basilica gli ultimi anni della sua esistenza e non riuscì mai a vedere il completamento dell’opera monumentale.
Investito da un tram nel 1926, l’architetto catalano lasciò il capolavoro in piena costruzione.
I lavori sono continuati grazie soprattutto a Domènec Sugrañes, l’assistente di Gaudì, che arrivò a completare la facciata della Natività nel 1936.
Da quel momento l’enorme cantiere che ingloba il monumento non si è mai fermato e dovrebbe terminare i lavori di costruzione nel 2026, in concomitanza del centenario della morte di Gaudì.
La Sagrada Familia è al centro di accese polemiche che riguardano proprio la qualità dei lavori.
Secondo buona parte dei barcellonesi, i costruttori moderni stanno utilizzando uno stile e materiali moderni che Gaudì non avrebbe utilizzato snaturando e storpiando in questo modo la sua natura originale.
Effettivamente visitando il monumento si nota nettamente il contrasto tra una facciata e l’altra realizzate con uno stile e un tipo di pietra diversi.
Aldilà di questi retroscena sulle critiche e sui dissapori interni alla città, il monumento stupisce per la sua imponenza e merita sicuramente una visita.

Il mercato della Boqueria

Depositiamo le valigie a casa e decidiamo d’immergerci subito nello spirito di Barcellona visitando la Boqueria, il cuore pulsante della città, un variopinto mercato che trabocca di prodotti freschi e che vibra al suono dell’allegria.
Un’ondata di colori e sapori ci travolgono e ci invitano a perderci nell’enorme dedalo di bancarelle che si estende sotto i nostri occhi sbalorditi: pesce fresco, salumi, succhi di frutta, bastoncini di baccalà fritto, il famoso prosciutto crudo Serrano, spezie, vini, ghiaccioli, caramelle e tantissime altre delizie per gli occhi e il palato.
Si tratta di un mercato antichissimo, conosciuto anche come mercato di San Josep, che risale al 1217 quando si tenne per la prima volta una vendita di carni bovine e suine.
In questa amalgama indistinta di turisti e catalani, venditori e compratori, si trova l’anima effervescente di Barcellona.
La Boqueria è aperta tutti i giorni tranne la domenica e il 12 ottobre di ogni anno, ovvero la data della scoperta dell’America a opera di Cristoforo Colombo (che secondo gli abitanti di Barcellona si chiamava Cristóbal Colón ed era indiscutibilmente catalano).
La visita del mercato ci mette appetito e ci affidiamo ai nostri due ciceroni per la scelta di un ristorante tipico dove gustare le specialità del posto.

I deliziosi pinchos di Sagardi

Scegliamo di assaggiare gli squisiti pinchos di Sagardi, un simpatico ristorantino a pochi passi dalla Rambla.
I pinchos, simili alle tapas, sono costituiti da una fetta di pane accompagnata da uno o più ingredienti bloccati da uno stuzzicadenti.
Sagardi propone una larga scelta di varietà di pinchos e i nostri piatti si riempiono rapidamente di stuzzicadenti: pesce, salumi, olive, frittata di patate (la famosa tortilla de patatas), peperoni.
Soddisfati dal nostro primo pasto spagnolo, chiediamo la cuenta (il conto) al cameriere che calcola il montante da pagare contando gli stuzzicadenti rimasti nei nostri piatti.
Paghiamo il conto e allontanandoci dal locale ci chiediamo se i clienti ogni tanto facciano scomparire misteriosamente qualche stuzzicadenti dal piatto per ridurre il prezzo finale.
Restiamo col dubbio riguardo questo metodo di pagamento e ci dirigiamo verso la rambla, l’arteria più animata di Barcelona attraversata quotidianamente da migliaia di persone.

Una statua umana sulla rambla

La rambla è un viavai incessante di gente, una passerella dove s’incrociano tantissimi sguardi, una vetrina per i tanti artisti che come a Montmartre realizzano ritratti e caricature, un palcoscenico per le statue umane che si lasciano immortalare in compagnia dei turisti, un elemento vitale per i tanti negozi situati nelle vicinanze.
Ci allontaniamo un istante dalla Rambla per fare una pausa golosa in un locale chiamato El Bosc de les Fades (il bosco delle fate) situato di fronte al museo delle cere.
E’ un posto stupendo, decorato minuziosamente, che riproduce un bosco incantato popolato da elfi, fate, folletti e altre creature fiabesche.
Un luogo ideale per rilassarsi e fare una pausa prima di riprendere il cammino tra le vie di Barcellona.
Immersi tra folletti, gnomi e alberi viventi, gustiamo un buon caffè e concludiamo il nostro primo giorno in questa città frizzante fotografando le statue umane situate lungo la Rambla.

Il parc Guell

Venerdì 23 novembre. Ci svegliamo di buon mattino e iniziamo la giornata assaporando una deliziosa colazione spagnola a base di cornetti ripieni, ensaimadas (un dolce zuccherato tipico dell’isola di Maiorca) e churros al cioccolato (tipici dolci spagnoli costituiti da una croccante pasta fritta, spolverata di zucchero e serviti in un cartoccio).
Prima tappa di oggi è il parc Guell, un altro capolavoro di Antoni Gaudì, che sta a Barcellona come Montmartre sta a Parigi.
Il parco è situato su una collinetta e per raggiungerlo bisogna affrontare una salita ripida e salire parecchie scale.
Non c’è la funicolare come a Parigi ma in compenso ci sono varie scale mobili che facilitano l’ascesa verso la nostra destinazione.
Costruito tra il 1900 e il 1914 su richiesta di Eusebio Guell che desiderava creare una sorta di città-giardino per l’alta borghesia catalana, il parco fa parte del patrimonio dell’umanità dell’Unesco e ogni anno è visitato da milioni di turisti.
Gaudì ha realizzato una costruzione che rispetta il paesaggio e che si integra perfettamente con il contesto naturale in cui si colloca.
Gli elementi che contraddistinguono le decorazioni del parco sono l’uso abbondante di mosaici, l’impiego di variopinte ceramiche e la presenza di sculture in calcestruzzo che raffigurano animali fantastici.
Tra questi animali pittoreschi quello più conosciuto è senza dubbio la salamandra situata all’ingresso del parco.

Il parco Guell

Dopo aver fotografato ogni centimetro quadrato del parco, decidiamo di sostare in un ristorantino poco distante per assaggiare le famose tapas spagnole.
Elemento emblematico della cultura gastronomica spagnola, le tapas sono un insieme di aperitivi, freddi o caldi, serviti in piccole porzioni.
Gli spagnoli hanno l’abitudine di pranzare o cenare a base di tapas spesso cambiando più volte locale per assaggiare varietà diverse di aperitivi.
Ordiniamo alcune tapas tipiche e nell’arco di pochi minuti il nostro tavolo si riempie di colorati piatti: pan con tomate (una sorta di bruschetta), pulpo gallego (polipo alla paprika), calamari, coniglio, salsiccie e patatas bravas (patate fritte).
Dopo aver consumato questo pranzo luculliano, rotoliamo fuori dal ristorante e andiamo a passeggiare in centro per smaltire le calorie assimilate.
Passiamo davanti la cattedrale della Santa Croce, situata nel quartiere gotico e dedicata a Santa Eulalia, la patrona della città, e girovaghiamo tra le stradine decorate con le illuminazioni e gli addobbi natalizi.
Appese ai balconi di molte case, sventolano fiere le bandiere giallo-rosse della Catalogna che ci ricordano i desideri d’indipendenza e di federalismo di Barcellona e di tutta la regione.
Un’altra sosta golosa ci permette di scoprire un piccolo locale gestito da una simpatica coppia di italiani che da diversi anni vivono a Barcellona.
Accolti dalla simpatia e dal calore dei gestori del locale, ci rilassiamo sorseggiando bevande calde e sprofondando nelle comode poltrone a nostra disposizione.
Il locale si chiama Petit Jetlag, nel carrer Dagueria, e offre un’interessante offerta di vini, un’intelligente iniziativa di scambio libri (si prende un libro e se ne lascia un altro in cambio) e una familiare atmosfera italiana che ci fa sentire a casa.

La cattedrale di Barcellona

Ricaricate le pile, ci rimettiamo in cammino per raggiungere la la Font Magica, la fontana magica situata nel quartiere di Montjuic.
La fontana offre ai turisti uno spettacolo gratuito fatto di musica, colori e altissimi getti d’acqua che danzano al ritmo delle canzoni in sottofondo.
Posta al centro della collina di Montjuic, la fontana magica fu costruita da Carles Buïgas per l’esposizione universale di Barcellona del 1929.
Dall’alto della collina, oltre a godere dell’affascinante spettacolo della fontana si abbraccia d’un solo sguardo buona parte della città.
Comodamente seduti sulla scalinata del museo delle arti catalane, osserviamo estasiati i giochi d’acqua e luce della fontana e assaporiamo un momento veramente magico del nostro viaggio in Spagna.
Concludiamo la serata alla Cerveceria Intertapa, situata lungo l’avenida Gaudì, dove ingurgitiamo deliziosi hamburger che annaffiamo con litri di birra.

Una statua vivente

Sabato 22 novembre. Ultimo giorno utile per visitare Barcellona, domani ripartiamo per Parigi. Vogliamo sfruttare al meglio il tempo a nostra disposizione e decidiamo di visitare soltanto dall’esterno due famose realizzazioni di Gaudì che avrebbero sicuramente meritato anche una visita degli interni: la Pedrera o casa Mila e la casa Battlò.

Casa Battlo

La casa Battlò si trova nella zona del passaggio di Grazia (più precisamente al 43, Passeig de Gràcia) e fu realizzata dall’architetto catalano, tra il 1904 e il 1906, trasformando un edificio esistente.
A Barcellona l’edificio è conosciuto come Casa de los huesos (casa delle ossa) per via della sua architettura che richiama la forma delle ossa del corpo umano: i balconi sembrano un cranio con tanto di naso e aperture oculari, le colonne hanno la forma di ossa e molti altri dettagli somigliano a uno scheletro.
La facciata dell’edificio, ondulata e rivestita da un mosaico realizzato in vetro e ceramica, da l’impressione di essere in movimento e di ondeggiare sotto i riflessi del sole.
Josep Battlò, proprietario del palazzo, affidò a Gaudì la missione di ristrutturarlo e l’architetto fu capace di creare un edificio radicalmente diverso da quello di partenza e dotato di una spettacolare policromia.
Casa Battlò, che è conosciuta anche come casa del drac (casa del drago) per via del tetto squamato che ricorda il dorso di un drago, colpisce per le sue forme stravaganti, la facciata onirica, la cura del dettaglio e l’eleganza stilistica.
Continuiamo il nostro percorso lungo il Passeig de Gràcia e al numero 92, all’incrocio con il carrer de Provença, troviamo la Casa Mila.

La Pedrera

Realizzata da Gaudì tra il 1905 e il 1912 su richiesta della coppia Pere Milà e Roser Segimon, la casa Mila è anche conosciuta come Pedrera (cava di pietra) e rappresenta un ottimo esempio del modernismo architettonico catalano dominato dalla linea curva e dalle forme ondulate.
La facciata dell’edificio è priva di linee rette e richiama la forma di un onda, i balconi in ferro battuto sembrano alghe e il tetto somiglia alla carena di una nave.
Dichiarata patrimonio mondiale, la Casa Mila rappresenta una delle espressioni più alte dell’estro e della creatività di Gaudì.
Decidiamo di non visitare l’interno dell’edificio e di sfruttare il tempo a nostra disposizione per goderci il lungomare della Barceloneta dove, avvolti dal profumo dello iodio, respiriamo il profumo di casa.
Facciamo una breve sosta seduti sui gradini del lungomare e ascoltiamo un gruppo musicale che ci allieta con i suoi ritmi sudamericani.
Il gruppo si chiama Made in Barcelona e, a quanto pare, sono molto conosciuti in città.

Il gruppo Made in Barcelona

Restiamo una buona mezz’ora ad ascoltare l’ottima performance musicale di questi artisti che con i loro ritmi indiavolati ci mettono fame.
Pranziamo sul lungomare dal Rey de la Gamba, un ristorante storico di Barcelona che prepara specialità a base di pesce.
Ordiniamo una paella di pesce e una mista e non restiamo delusi della nostra scelta: la paella è deliziosa e la cottura del riso e del pesce è semplicemente perfetta.
Continuiamo il pranzo con altre delizie ittiche e lo terminiamo con un chupito (bicchierino) digestivo.

Una squisita paella

Proseguiamo la nostra passeggiata spensierata lungo la spiaggia di Barcellona e apprezziamo particolarmente l’atmosfera rilassata e vacanziera che regna sovrana: cielo azzurro, ragazzi che giocano a beach volley, artisti che modellano con pazienza la sabbia creando stupende sculture, il canto dei gabbiani e tanta tranquillità.
Un’atmosfera cara a chiunque ama il mare e noi da buoni siciliani ci lasciamo ammaliare e cullare dal suono dalle onde che ci accompagna verso la fine del nostro viaggio e il ritorno a Parigi.
Hasta luego Barcelona!

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Il capitalismo al capolinea

I PIIGS prosciugano avidamente l'EURO

La drammatica crisi mondiale in atto è oramai diventata l’argomento centrale di discussione tra la classe politica che non ha ancora trovato adeguate soluzioni e vie di salvezza e tra i semplici cittadini che si pongono inquietanti domande sul proprio futuro.
Da qualche tempo a questa parte a colazione mangiamo pane e spread: appena svegli, pur non avendo mai capito nulla di economia, ci aggiorniamo sull’evoluzione dell’oramai celebre dato che ci informa sul differenziale tra il tasso di rendimento dei bond tedeschi (Bund) e quelli italiani (Btp).
La nazione capeggiata dalla cancelliera Angela Merkel viene scelta come termine di paragone perchè la Germania è considerata lo stato dell’area euro più stabile finanziariamente.
Lo spread viene seguito con molto interesse e preoccupazione poichè permette di capire la solidità e la stabilità di uno Stato.
Questo famoso indice di valutazione è strettamente legato al debito pubblico del Paese e consente di capire quando si naviga in cattive acque.
L’avvicinarsi della crisi è evidente quando una nazione emette titoli di stato soltanto per finanziare il proprio debito: a quel punto l’entrata economica, destinata a ripagare il debito, non ha più fini produttivi e gli investitori diventano diffidenti verso il mercato.
Si instaura, allora, un drammatico circolo vizioso in cui la poca fiducia dei mercati riduce fortemente la domanda dei titoli aumentandone il rendimento e accelerando inesorabilmente il processo d’indebitamento.
Purtroppo la situazione descritta sopra assomiglia molto all’attuale andamento dell’economia italiana e degli altri stati europei incappati nello spettro della crisi e della recessione.
Gli stati artefici della crisi europea sono stati dispregiativamente etichettati con l’acronimo PIIGS (maiali) derivato dalle iniziali degli stati in questione (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna), quasi a voler significare che l’ingordigia speculativa e la politica dissennata di questi Paesi mediterranei sta trascinando lentamente l’Europa verso il baratro.
Di fronte a questo scenario apocalittico, l’unica soluzione per il governo è la riconquista della fiducia del mercato e l’adozione di una politica di riduzione del debito pubblico.

Il nuovo premier Monti e i suoi ministri bocconiani (provenienti esclusivamente da università del nord) si sono insediati al governo da un paio di settimane e il popolo italiano attende speranzoso che la manna scenda dal cielo e che le gesta eroiche dei salvatori della patria si compiano.
Tuttavia il tempo passa rapidamente e le misure non arrivano.
Accantonata l’euforia per la tanto attesa abdicazione di Berlusconi, gli italiani iniziano a sentire la pressione dell’Europa personificata negli acidi e inopportuni rimproveri di Sarkozy e delle banche che dettano le loro condizioni.
Da Nord a Sud, lo Stivale attende di conoscere quali saranno le misure adottate da questa nuova realtà governativa per fronteggiare la crisi e rilanciare l’economia.
Le immagini della nuova “Triplice Alleanza” Merkel-Sarkozy-Monti hanno rimpiazzato la squallida fotografia del duo “Merkozy” che si prendeva allegramente gioco della crisi economica italiana nelle mani di un inetto Berlusconi giunto alla fine del suo regno.
L’Italia ha sicuramente riacquistato credibilità (non ci voleva tanto considerando la caratura del precedente governo) a livello europeo e mondiale ricominciando a sedersi al tavolo delle trattative dal quale era stata miseramente esclusa.
Oltre alla credibilità gli italiani aspettano la concretezza e i fatti.
Angela Merkel e Nicolas Sarkozy hanno dichiarato di essere rimasti impressionati dalle misure illustrate recentemente da Mario Monti per risollevare le sorti dell’Italia.
Personalmente sono rimasto “impressionato” dal fatto che Monti abbia presentato le sue intenzioni all’Europa prima che al parlamento italiano.
Adombrato da un governo fatto esclusivamente di tecnici, il parlamento italiano ha perso la sua essenziale funzione politica ma dovrebbe conservare pur sempre la sua funzione democratica!
Augurandomi che non siano sempre gli stessi a dover versare “lacrime e sangue” e sacrificarsi, spero che le riforme del neo-governo costringano a pagare di più chi possiede di più, abbiano un occhio di riguardo per chi arriva a stento alla fine del mese e siano finalizzate a una più equa distribuzione delle ricchezze.

Una crisi profonda  che accomuna tragicamente i paesi della parte più sviluppata del pianeta che si ritrovano concatenati in una spirale perversa: se fallisce l’Italia fallisce l’Europa, se fallisce l’Europa fallisce l’economia statunitense realizzando un letale effetto papillon.
La maggior parte delle persone che hanno analizzato la crisi economica attuale sono arrivate a dire che la radice del problema è la crisi finanziaria, l’avidità degli speculatori, le manovre sbagliate delle banche, la complicità delle agenzie di rating e gli eccessi del sistema finanziario.
Alcuni economisti e pensatori hanno proposto di mettere una nuova imposta sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin tax (così chiamata dal nome dell’economista e premio Nobel che la ha suggerita), per limitare le speculazioni.
E’indubbio che le conseguenze della crisi finanziaria sulla vita economica e sociale sono state pesantissime, ma siamo sicuri che la Tobin tax risolverebbe da sola la crisi?
Se pur si risolvesse attraverso una panacea miracolosa la difficile situazione in cui versa l’economia finanziaria, resterebbe da dirimere il problema dell’economia reale.
Dal punto di vista dell’economia reale, la crisi affonda le sue radici intorno alla fine degli anni 70 che furono caratterizzati dalle manovre di Margaret Thatcher in Inghilterra e Ronald Reagan negli USA.
La famosa Lady di Ferro con la sua politica conservativa aveva rilanciato il liberalismo attraverso un attento piano di privatizzazioni dando nuovo vigore all’economia inglese.
La Thatcher fu capace di prendere in mano le redini di un Paese, l’Inghilterra degli anni 70, decadente e distrutto e trasformarlo in una nazione moderna e ricca.
Tuttavia la Thatcher con il suo liberalismo selvaggio ha amplificato la crisi dell’economia reale.
Privatizzando a ruota libera, chiudendo le miniere e lottando contro le rivendicazioni di lavoratori e sindacati, la Thatcher ha rinvigorito l’economia inglese ma ha drammaticamente allargato il divario e le diseguaglianze tra poveri e ricchi.
Le classi medie si sono ritrovate impelagate in un immobilismo deleterio che le ha fatte scivolare lentamente verso un alto livello d’indebitamento.

Se l’uscita dalla crisi appare sempre più lontana, la sua gravita si mostra pienamente in tutte le aree dell’opulento Occidente.
Un segnale emblematico e preoccupante del sentimento di crisi e della precarietà in cui versano migliaia di famiglie americane è stato il Black Friday, il giorno successivo al Giorno del ringraziamento (Thanksgiving day) in cui numerose catene commerciali e grandi magazzini, come Walmart, hanno offerto sconti eccezionali per lanciare il periodo dello shopping natalizio.
In questa occasione è stato possibile osservare il drammatico risultato del sistema capitalistico e le crepe di una crisi profonda.
I negozi, aperti molto presto la mattina (a volte anche alle 4!), hanno accolto una folla inferocita di gente disperata pronta a tutto pur di accaparrarsi le migliori offerte.
La possibilità di risparmiare qualche soldo si è trasformata in frenesia collettiva e si producono scene di assurda irrazionalità.
In occasione dell’ultimo Black Friday un signore di 61 anni è deceduto tra la folla che ha continuato a calpestarlo, una donna ha utilizzato una bomboletta spray al peperoncino per allontanare la gente e poter acquistare una Xbox a prezzo stracciato e tantissime sono state le persone ferite tra la calca umana.
La fine del capitalismo si avvicina a grandi passi e la sua logica insensata e cieca sembra oramai giungere al capolinea.

I gironi del mondiale di calcio 2010 in Sud Africa

La vittoria del 2006

L’Italia fa parte del girone F che include Nuova Zelanda, Paraguay e Slovacchia.
La nostra Nazionale giocherà la prima partita a Città del Capo il 14 giugno 2010 con il Paraguay.

Ecco l’elenco completo dei gironi mondiali:

Gruppo A: Sud Africa, Messico, Uruguay, Francia

Gruppo B: Argentina, Corea del Sud, Nigeria, Grecia.

Gruppo C: Inghilterra, Usa, Algeria, Slovenia.

Gruppo D: Germania, Australia, Ghana, Serbia.

Gruppo E: Olanda, Giappone, Camerun, Danimarca.

Gruppo F: Italia, Nuova Zelanda, Paraguay, Slovacchia.

Gruppo G: Brasile, Corea del Nord, Costa d’Avorio, Portogallo.

Gruppo H: Spagna, Honduras, Cile, Svizzera.

Ormai non ci resta che attendere il calcio d’inizio di questa nuova avventura mondiale e sperare che la nostra nazionale ci faccia sognare e trascorrere, come cantavano la Nannini e Bennato nel 1990, delle “notti magiche”.

Euromillions: il gemello europeo del Superenalotto.

Euro millions: un gioco milionario

Non è possibile giocare una schedina del Superenalotto a Parigi perché il gioco della Sisal resta prettamente italiano e, dunque, riservato ai partecipanti residenti nello Stivale.
Tuttavia per gli appassionati del gioco milionario che spesso fa parlare di se per le cifre astronomiche assegnate ai fortunati vincitori, esiste l’Euromillion: un gioco che coinvolge più paesi europei (Francia, Monaco, Spagna, Regno Unito, Irlanda, Austria, Portogallo, Belgio,Lussemburgo, Svizzera e Liechtenstein) e che consiste nell’indovinare  5 numeri (tra l’1 e il 50) e due numeri-stella (tra l’1 e il 9).
Questo sistema a doppia griglia riduce moltissimo la possibilità di trovare la combinazione vincente e la scarsa possibilità di trovare la giusta serie di numeri, associata al grande numero di paesi partecipanti, lo rendono il gioco più gettonato e ricco in Europa.
Ogni venerdì sera milioni di francesi (ed europei) attendono con le dita incrociate l’estrazione dei numeri che possono cambiare le loro vite e aggiudicarsi una cifra da capogiro (la cosiddetta cagnotte).