Quelle prise de tête!

La statua di Saint Denis…senza testa

Se siete degli attenti osservatori, vi sarà capitato di scorgere, tra le statue che abbelliscono la facciata di Notre Dame, un Santo che tiene la testa tra le mani.
La stessa statua è visibile, questa volta isolata da ogni altro gruppo scultoreo, presso questo square del XVIII arrondissement di Parigi.
Il Santo in questione è Saint Denis che, nel III secolo, fu decapitato dai romani nel tempio di Mercurio, sull’attuale collina di Montmartre.
La leggenda racconta che il Santo avrebbe preso la sua testa tra le mani e avrebbe camminato fino al luogo della sua sepoltura a Saint Denis dove si trova la basilica (ben 6 kilometri di distanza!!!).
La statua del Santo miracolato domina questo calmo giardino nella zona di Montmartre.

Square Suzanne Buisson
Avenue Junot
75018 Paris

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Il pollice di Cesare

Il pollice di Cesare

Questa monumentale rappresentazione di un pollice umano domina il quartiere della Defense, il quartiere degli affari di Parigi.
La statua è stata realizzata da Cesare Baldaccini nell’ambito di una mostra sul tema della mano presso la galleria Claude Bernard.
Lo scultore ha realizzato l’opera partendo da un calco del proprio pollice che ha ingrandito e riprodotto alla perfezione.
L’opera di Baldaccini rappresenta un omaggio all’anatomia umana ma potrebbe anche nascondere significati più profondi.
Nell’antichità romana il pollice di un altro Cesare era simbolo di potere e un suo movimento poteva decidere se salvare o uccidere un uomo.
Il pollice dello scultore marsigliese è ugualmente presente davanti l’ingresso del Palazzo dei Congressi di Nizza ed è anche apparso su un francobollo.

Una testata pedagogica

Marco Materazzi davanti la statua del Pompidou

La statua della testata di Zinedine Zidane, attualmente esposta di fronte al museo di arte contemporanea Georges Pompidou, continua a far parlare di se e a suscitare polemiche.
In vacanza a Parigi, Marco Materazzi si è fatto immortalare ai piedi della famosa opera che immortala l’attimo in cui Zizou colpisce il difensore italiano con una violenta testa al petto.
I parigini hanno più volte manifestato la loro antipatia verso la statua bronzea dell’artista algerino Aden Abdessemed che ricorda loro cattivi souvenirs calcistici.
L’incauta testata di Zidane fu un episodio cruciale della finale dei mondiali del 2006 e la sua conseguente espulsione pesò come un macigno sul risultato della partita.
Personalmente lascerei quella statua ancora a lungo davanti al Pompidou perché rappresenta l’apologia della sconfitta e stigmatizza un gesto violento e da condannare.
Naturalmente, in quanto italiano, sono di parte ma penso veramente che la statua-simbolo esposta a Beaubourg sia foriera di un forte valore pedagogico.
Dal 9 luglio del 2006, data della finale e del fattaccio in questione, ho avuto modo di discutere di quel gesto con molti amici e conoscenti francesi.
Nessuno di loro ha mai condannato il gesto di Zidane e ha sempre accusato Materazzi di essere un provocatore che ha meritato la lezione ricevuta.
Ho ripetutamente provato a spiegare ai miei amici mangia-baguette che le parole non feriscono fisicamente mentre una testata fa parecchio male ma non c’è stato verso di convincerli.
Magari vedendo l’enorme rappresentazione in bronzo, che raffigura il loro idolo calcistico che manda in fumo la sua reputazione, cambieranno idea e capiranno che Zidane fece un grosso sbaglio in quell’occasione.

Zidane-Materazzi: la testata di bronzo

Zidane-Materazzi: la testata di bronzo

Era il 9 luglio del 2006 quando il cielo di Berlino si dipinse magicamente di blu.
La nazionale italiana tornò a vincere i mondiali di calcio, dopo 24 anni di lunga attesa, battendo la Francia ai calci di rigore.
Quella partita è rimasta impressa nella memoria di tutti non solo per la vittoria degli azzurri di Lippi ma anche per un fatto incredibile avvenuto a pochi minuti dal termine.
Il fantasista francese Zinedine Zidane colpì con una violenta testata al petto il difensore italiano Marco Materazzi.
L’attaccante francese fu immediatamente espulso e macchiò con un gesto bruttissimo la sua carriera calcistica.
Zizou avrebbe poi spiegato ai giornalisti che la sua azione violenta sarebbe stata la risposta a un insulto che Materazzi gli aveva rivolto.
Qui in Francia si è parlato molto di quella tremenda testata e naturalmente i francesi, ancora adesso, difendono Zidane e sostengono che il suo gesto sia stato giustificato (perché il campione francese ha solo risposto a una provocazione).
In realtà Zidane con quel gestaccio commise una triplice bestialità: compromise la finale della nazionale francese lasciando i suoi compagni in dieci, facilitò la vittoria degli Azzurri che si aggiudicarono il quarto mondiale di calcio e diede un pessimo esempio ai giovani sportivi.
Per ricordare ai francesi il momento in cui il loro idolo calcistico sferrò la testata al suo avversario, un’enorme statua è stata piazzata davanti al centro George Pompidou.
La statua raffigurante i due giocatori resterà davanti al celebre museo d’arte contemporanea fino al 7 gennaio 2013 per celebrare l’esposizione, attualmente in corso, dello scultore Aden Abdessemed, autore dell’opera.
La realizzazione di Abdessemed è intitolata “coup de tête”, è alta cinque metri ed è già stata esposta a New York.
La scultura di bronzo non lascerà indifferenti i parigini che osservandola rivivranno i fantasmi del 2006.
Gli italiani, invece, si faranno quattro risate e penseranno con gioia alla quarta stella cucita sulla maglia.

Carla Bruni e la statua della discordia

Carla Bruni e la statua della discordia

Da qualche settimana a questa parte un’iniziativa insolita e inaspettata fa discutere gli abitanti di Nogent sur Marne, un piccolo paesino a sud-est di Parigi.
Jacques Martin, sindaco della cittadina francese e militante del partito UMP (il partito di Sarkozy), ha deciso di erigere una statua in onore delle cosiddette plumassières , le operaie, prevalentemente italiane, che lavoravano nelle fabbriche di piume di Nogent agli inizi del 1900.
La statua di bronzo, alta due metri, occuperà una piazzetta all’ingresso del quartiere della petite Italie (piccola Italia) e sarà realizzata dalla scultrice Elisabeth Cibot.

Presentata in questo modo la notizia non desta scalpore, ma sembra piuttosto un gesto lodevole nei confronti delle nostre connazionali che emigrarono in Francia per guadagnarsi onestamente da vivere.
La notizia assume tinte grottesche se aggiungiamo un dettaglio essenziale: la statua avrà l’immagine di Carla Bruni Sarkozy.
Le reazioni di politici, stampa e semplici cittadini non si sono fatte attendere esprimendo  l’incredulità e talvolta lo sdegno di fronte a questa iniziativa assurda.
La scelta dell’effige di Carla Bruni per rappresentare la classe operaia italiana risulta a dir poco azzardata e ha scatenato un’accesa polemica tra i cittadini di Nogent.
Personalmente non penso che le operaie italiane del passato e del presente siano orgogliose di essere rappresentate dal volto della première dame di Francia poiché la Bruni appartiene a un universo completamente diverso dalla classe operaia.
Rappresentare il sudore e i sacrifici della classe operaia italiana con il volto di una donna che naviga nel lusso e nella ricchezza non è un’idea particolarmente apprezzata come testimoniano le tante reazioni contrarie alla realizzazione della statua.
Il progetto iniziale dell’opera, che costerà circa 80 mila euro, è stato modificato in seguito alle proteste dei cittadini e dell’opinione pubblica: la statua non sarà più collocata in una piazza ma nello spiazzo antistante a una proprietà privata e il comune di Nogent ha rinuciato al finanziamento di una parte delle spese che saranno interamente pagate dallo sponsor Cogedim.

Il caso ha voluto che quest’omaggio alla moglie di Nicolas Sarkozy coincida con il periodo elettorale e con la campagna presidenziale che chiamerà i francesi alle urne tra pochi giorni per una scelta fondamentale per la democrazia francese.
L’iniziativa ruffiana e irriverente del sindaco di Nogent si rivela ancora più fastidiosa se si pensa alle recenti dichiarazioni della Bruni che aveva affermato di “essere felice di non essere più italiana.”
L’ex-modella e cantante aveva azzardato questa sua esternazione per esprimere il suo disgusto nei confronti dell’infelice sortita dell’ex premier Silvio Berlusconi che aveva definito il presidente Barack Obama come “abbronzato”.
La reazione sdegnata della Bruni nei confronti di una delle tante figuracce internazionali di Berlusconi ci sta tutta.
Rinnegare la sua italianità, invece, è una pesante caduta di stile.
Il sentimento d’italianità di Carla Bruni si è rivelato molto instabile e altalenante nel corso del tempo.
Nel 2006 ha sfoggiato orgogliosa il suo essere italiana in occasione della cerimonia di apertura dei giochi olimpici invernali di Torino, sventolando il tricolore e cantando l’inno di Mameli.
Qualche anno dopo ha snobbato la sua italianità dichiarando apertamente di preferire la nazionalità francese.
Tralasciando tali considerazioni legate alla crisi d’identità e di nazionalità della première dame, bisogna pur considerare che la Bruni non ha mai svolto un lavoro usurante o che richieda un particolare sforzo fisico tale da poterla paragonare a un’operaia.
L’artista incaricata della realizzazione dell’opera ha già cominciato a scolpire la statua che presto sarà collocata tra le vie di Nogent.
Ogni cittadino del comune francese potrà vedere ciò che vuole in quel volto scolpito: alcuni penseranno alle operaie italiane che cucivano piume negli abiti e nei cappelli, altri vi rivedranno un simbolo di arrivismo e di disuguaglianza sociale.

La fecondità di Dalida

La statua di Dalida situata nell'omonima piazza

Parigi è la città dell’amore, del romanticismo, della cultura, dell’arte e delle superstizioni.
La capitale francese ha sempre convissuto con leggende metropolitane e credenze nate dalla fantasia dei suoi abitanti.
Come avviene per la statua di Victor Noir al Père Lachaise, il busto di bronzo di Dalida è diventato un oggetto di culto da quando si è diffusa una singolare diceria.
Entrambe le statue sono diventate nel corso degli anni l’oggetto di carezze e palpatine selvagge da parte dei tantissimi turisti che vengono appositamente da tutto il mondo.
La leggenda vuole che una carezza alle parti intime della statua di Noir o al seno di quella di Dalida garantiscano un’immediata fecondità.
Quando vi troverete a passare dalla Place Dalida, nel cuore di Montmartre, e vi chiederete come mai una parte della statua della famosa cantante si sta gradualmente scolorendo, ripenserete a questo post.

La scarpa di Montaigne

La scarpa di Montaigne

Lungo la rue des Ecoles, nel quartiere latino che ospita la celebre università della Sorbonna, si trova una statua del celebre umanista francese Michel de Montaigne.
La statua si trova di fronte allo square Painlevé che ospita, tra l’altro, una riproduzione della lupa che allattò Romolo e Remo.
L’autore degli Essais è rappresentato seduto con le gambe incrociate, un libro in mano, e la punta del piede destro rialzata.
Montaigne indossa un vestito tipico del XVI secolo e la punta del piede viene considerata dai parigini come un porta-fortuna: chi la tocca avrà fortuna negli studi e nella vita.
Se vi trovate a passare da quelle parti, quindi, non dimenticate di strofinare lo scarpino di Montaigne!