Da Chiang Mai a Chiang Rai

Gli hot springs di Chiang Rai

Domenica 3 Luglio. Siamo sempre a Chiang Mai e oggi ci aspetta un’escursione lunga ma ricca di emozioni.
Le attrazioni di maggiore interesse di questa gita sono il Wat Rong Khun ovvero un fantastico tempio bianco situato nella città di Chiang Rai, il triangolo d’oro che rappresenta quella zona di confine in cui Laos, Myanmar e Thailandia si accarezzano e, infine, la tribù Karen meglio conosciuta come tribù delle donne giraffa.
Il minibus viene a prenderci prestissimo in hotel, abbiamo molta strada da percorrere e bisogna recuperare tempo.
Impastati di sonno ma emozionati per l’avventura che ci aspetta, prendiamo posto nella vettura e salutiamo i nostri compagni di viaggio.

Il magnifico Wat Rong Khun

Simpatizziamo con una coppia di giovani indiani e nel corso della conversazione scopriamo che anche loro sono in viaggio di nozze e si sono sposati il 18 giugno come noi!
Il mondo è piccolo, o meglio Le monde est petit come recita la famosa canzoncina di Eurodisney, e può capitare di trovarsi catapultati in Thailandia, in compagnia di due perfetti sconosciuti indiani che si sono sposati nella nostra stessa data.
La prima tappa di questa lunga traversata nel nord della Thailandia ci conduce nei cosidetti Hot Springs ovvero geyser d’acqua calda.
L’acqua è bollente e gli abitanti del luogo utilizzano questi bacini d’acqua calda per bollire le uova.
Rimontiamo a bordo del minibus per renderci al Wat Rong Khun, il meraviglioso tempio bianco che aspetto di vedere dall’inizio del nostro viaggio in Thailandia.
Avevo già visto tantissime foto del tempio su Internet ma dal vivo è ancora più bello e soddisfa pienamente le mie aspettative.

IL Wat Rong Khun

Dopo aver scattato decine di foto per immortalare i dettagli del tempio, ci decidiamo a visitarlo e seguiamo il senso di marcia.
La particolarità della visita del Wat Rong Khun è che non si può tornare indietro: una volta intrapreso il cammino bisogna andare fino in fondo e raggiungere l’uscita.
Non essendo a conoscenza di questa regola, provo a tornare indietro per scattare qualche altra foto e il custode del tempio mi sgrida, utilizzando un megafono, dicendomi “Keep going on! Dont’ come back to hell!” ovvero “Continua a camminare! Non tornare all’inferno”.
La parte iniziale del tempio rappresenta l’inferno come si può facilmente dedurre dalle mani che fuoriescono dal suolo e che implorano aiuto.

L’inferno del tempio bianco

L’immagine di queste braccia bianche tese è molto inquietante e richiama scene da inferno dantesco.
Obbediamo ai rimproveri del custode e ci allontaniamo dall’inferno per andare verso il paradiso rappresentato dal tempio bianco.
Il colore bianco rappresenta la purezza del buddismo e le decorazioni in vetro simboleggiano la riflessione dell’illuminazione.
Situato a circa 13 kilometri da Chiang Rai, il Wat Rong Khun è stato realizzato da Chalermchai Kositpipat, un megalomane artista thailandese, che ha voluto realizzare un omaggio al re Rama IX e alla sua città natale.
L’incredibile candore di questo tempio trasmette una grande sensazione di pace e tranquillità ai suoi visitatori.
La lunga costruzione di questa splendida opera architettonica è stata finanziata grazie ai fondi ottenuti dalla vendita dei quadri di Kositpipat, esposti nella galleria attigua al tempio.

Wat Rong Khun: il tempio bianco

L’eccessiva mescolanza di stili e di simboli buddisti e moderni può risultare kitsch a prima vista ma nell’insieme l’effetto è molto suggestivo.
L’artista thailandese si è divertito a disseminare simboli della cultura pop nell’area del tempio con strani riferimenti a Batman, Matrix, Alien e  Spiderman che lasciano i turisti senza parole.
Estasiati dalla bellezza del tempio bianco, che sembra levigato dalla maestria di Gaudì e plasmato dalla fervida immaginazione di Dalì, ci ristoriamo con bastoncini di frutta fresca.
Prima di salire sul minibus e riprendere il viaggio facciamo una pausa nelle toilette del Wat Rong Khun e scopriamo che i bagni si trovano in un simpatico tempietto di colore oro.

Il bagno del Wat Rong Khun

Ripartiamo alla volta del Golden triangle, il famoso tratto del fiume Mekong che tocca contemporaneamente Thailandia, Laos e Myanmar (Birmania).
La breve crociera sul Mekong è piacevole e la guida ci descrive i paesaggi mozzafiato che vediamo dalla nostra posizione privilegiata.
Il Mekong, il fiume più importante del sud-est asiatico, parte dal Tibet e si getta nel mare della Cina al sud del Vietnam.
Nel cosiddetto triangolo d’oro il fiume forma una Y: la Thailandia occupa la riva sinistra, il Laos la riva destra e il Myanmar la parte alta.

Il triangolo d’oro

Questa zona del Chiang Saen era anticamente un crocevia importante per le coltivazioni e il traffico d’oppio utilizzato per la fabbricazione di eroina, morfina, anfetamine e altri prodotti oppiacei.
Il nome triangolo d’oro deriva proprio dal traffico di droga che veniva pagata in oro.
Oggi ogni attività legata all’oppio e ai suoi derivati è severamente vietata e i controlli frontalieri sono stati rafforzati.
Il tratto del Mekong che visitiamo rappresenta una zona neutra fra i tre paesi, una no man’s land dove i turisti vengono a scattare qualche foto o tentare la fortuna nei casinò sparsi lungo le sponde del fiume.

Una selezione di whisky tipici

Sotto lo sguardo assorto di un enorme buddha dorato che sovrasta il fiume, un gruppo di pescatori tira le reti con qualche pesce e vari battelli di turisti passeggiano tra le acque torbide del Mekong.
Dopo circa una ventina di minuti, il nostro battello approda sulle coste del Laos dove un gruppo di bambini trasandati ci accoglie chiedendoci qualche bath.
Abbiamo cambiato Paese senza bisogno di visto o di mostrare i documenti.
Lasciamo un pacco di caramelle ai bambini e visitiamo il mercato situato in questa zona di frontiera.
Le sponde del Laos sono conosciute per essere il regno della contraffazione, tutte le più famose marche occidentali sono perfettamente riprodotte e le copie sono realizzate in maniera perfetta dai portafogli Dolce & Gabbana alle borse Louis Vuitton.

Whisky al serpente

Alcuni dei nostri compagni di viaggio approfittano della presenza di un ufficio postale per inviare una cartolina a casa con tanto di francobollo del Laos.
Naturalmente tra le bancarelle del mercato non poteva mancare lo stand dei souvenir.
La nostra attenzione è attirata dalla presenza di alcuni liquori molto particolari: whisky tipici aromatizzati con serpenti, scorpioni, lucertoloni e altri strani animali.
La guida invita il nostro gruppo a degustare questi alcool tipici ma nessuno di noi sembra essere motivato a ingurgitare quei liquidi stagnanti che ospitano cadaveri di animali.
Un boccione di whisky sembra attirare maggiormente l’attenzione dei presenti e, incuriositi, chiediamo alla guida quale animale si trova depositato nel fondo del liquore.
La guida ci guarda ammiccando e, contenta di poter soddisfare la nostra curiosità, ci informa che si tratta del famoso whisky al “pene di tigre”.
Ci invita più volte ad assaggiare il tipico liquore decantandone le sue virtù afrodisiache ma noi rifiutiamo cortesemente. Sarà per un’altra volta.

La tribu Karen Longneck

Riprendiamo il battello e torniamo sulle rive della Thailandia che abbiamo abbandonato solo per qualche ora.
Qui ci aspetta un lauto pranzo a base di specialità locali che ci permette di ritrovare le forze per la prossima tappa: la tribù delle donne giraffa o Karen longneck.
Avevo già visto alcuni documentari su queste donne e sulla strana usanza di indossare pesanti anelli intorno al collo.
Resto molto sorpreso nel vedere questa tribù e nell’osservare da vicino la loro strana tradizione.
La tribù delle Karen longneck è originaria della Birmania e si è stabilita in Thailandia circa 40 anni fa per sfuggire alle persecuzioni del regime birmano.
Il governo thailandese ha accettato di accoglierle nel proprio territorio sfruttando abilmente la loro presenza per fini turistici.

Una donna giraffa al lavoro

Le donne della tribù Karen sono molto umili e ci accolgono nel loro villaggio sorridendo e invitandoci ad acquistare i loro prodotti artigianali (bracciali, sciarpe, borse e altro ancora).
All’età di 5 anni le bambine indossano il primo anello di metallo intorno al collo e, dopo qualche anno, ricevono un secondo anello.
Nel corso della loro vita le donne di quest’atipica tribù aggiungono vari anelli che nella loro cultura sono simbolo di bellezza.
Sebbene queste donne concepiscano l’utilizzo degli anelli come un attributo di bellezza, restiamo impressionati e proviamo pena soprattutto per le bambine obbligate a portare questi pesanti anelli di bronzo.
Le donne giraffa possono arrivare a portare fino a 25 anelli e devono indossarli continuamente.

Una donna giraffa

Una donna Karen può togliere gli anelli dal collo solamente in tre occasioni: per cambiarli, prima e dopo la gravidanza o per punizione.
Soddisfatti di questa lunga escursione nel nord della Thailandia, riprendiamo il minibus che ci riporterà a Chiang Mai.
Abbiamo trascorso una giornata indimenticabile e abbiamo appreso nuove sfumature della cultura thailandese.
Condividere il viaggio con gente di altre nazionalità ha aggiunto un tocco esotico a questa bella giornata.

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Chiang mai: elefanti e orchidee

Il bagno degli elefanti

Venerdi 1 Luglio. Siamo sempre a Chiang Mai e siamo ancora in cerca di nuove avventure.
Dopo un’abbondante colazione in hotel, siamo pronti per un’intensa giornata di trekking che prevede varie attività: show degli elefanti, passeggiata di circa un’ora a dorso d’elefante, passeggiata su un carro trainato dai buoi e visita di una fattoria d’orchidee e farfalle.
Il minibus viene a prenderci puntualmente alle 7h00 e, dopo aver recuperato i nostri compagni di viaggio in differenti hotel, ci incamminiamo in direzione del Maetaman camp dove assisteremo allo show degli elefanti.
Arrivati al Maetaman camp, ci sistemiamo lungo le rive del fiume e assistiamo al bagno degli elefanti che ci salutano spruzzando acqua dalle lunghe proboscidi.
Gli enormi pachidermi risalgono il fiume e ci sfilano davanti, in fila indiana, per andare a disporsi nell’area del campo dove si esibiranno.
Lo show comprende numerose esibizioni: i possenti animali formano simpatiche coreografie, trasportano tronchi d’albero, giocano a calcio, basket e dipingono quadri che alla fine saranno messi in vendita come souvenir.

Un elefante che dipinge

Rimaniamo stupiti per le grandi capacità dimostrate dagli elefanti nel compiere le loro performance.
Alla fine dello spettacolo gli animali si avvicinano al pubblico per un ultimo saluto e per farsi accarezzare; le guide ci invitano a salire sulle enormi proboscidi per immortalare il nostro passaggio al campo degli elefanti.
In seguito aspettiamo il nostro turno per salire in groppa a un gigantesco elefante ed esplorare un incontaminato angolo di giungla.
Comodamente seduti su un animale che pesa almeno 4 tonnellate, apprezziamo la vegetazione lussureggiante che ci circonda.
La passeggiata è molto piacevole e assume tinte avventurose quando l’elefante scende una ripida discesa e attraversa il fiume.

I carri trainati dai buoi

Terminato il giro in elefante, torniamo al campo dove ci aspetta la passeggiata su un carro trainato dai buoi.
Andiamo a spasso, su questo atipico mezzo di locomozione, lungo le stradine di un tipico villaggio e carpiamo momenti di vita quotidiana della gente semplice che abita in questi luoghi.
Dopo esserci rifocillati in un ristorantino thailandese, raggiungiamo la postazione da dove partirà il bamboo rafting, un’escursione lungo il fiume a bordo di una zattera realizzata con canne di bambù.

Il bamboo rifting

Avevamo già provato il “bamboo rafting” a Kanchanaburi, ma l’esperienza questa volta è diversa e molto più frizzante.
La corrente del fiume è forte, il tragitto è più lungo e una potente tempesta tropicale prende di mira la nostra piccola zattera.
L’acqua cade incessantemente e cerchiamo di proteggerci utilizzando un ombrellino e un telone che i due rematori thailandesi ci forniscono.
Durante la permanenza in Thailandia, abbiamo vissuto molti momenti emozionanti ma questa passeggiata in zattera resta il ricordo più avventuroso di tutta la vacanza.
Ci ritroviamo in piena giungla, nel bel mezzo di un fiume, su una zattera dalla discutibile stabilità, mentre stentiamo a proteggerci dalla pioggia battente.
Terminiamo con successo la traversata del fiume e arriviamo a destinazione senza annegare.

La fattoria di orchidee Mae Sa

Risaliamo a bordo del minibus per visitare la fattoria di orchidee, l’ultima tappa di questa giornata.
Lungo il tragitto, facciamo una tappa intermedia in una singolare azienda che produce carta a partire dagli escrementi degli elefanti.
Gli operai della fabbrica ci spiegano minuziosamente le varie fasi che trasformano la cacca dei pachidermi in carta: lavaggio, ebollizione, selezione delle fibre, aggiunta del colore, essiccamento e assemblamento.
Inizialmente quest’originale idea ci stranizza e ci spiazza.
Tuttavia vedendo i numerosi prodotti (quaderni, portafoto, agendine, cartoline) realizzati a partire da questa singolare materia prima, ci diciamo che si tratta di un’ottima trovata.
Se volete portare un souvenir thailandese a una persona che non vi sta molto simpatica, potete offrire un bel regalo (naturalmente solo voi conoscerete la reale natura dell’oggetto).
Raggiungiamo, infine la fattoria Mae Sa dove ammiriamo le svariate specie di farfalle e le tantissime e coloratissime orchidee che ci lasciano estasiati.
La giornata si conclude e torniamo a Chiang Mai con una bella stanchezza addosso. Stanchi ma soddisfati delle tante esperienze che ci hanno arricchito.

Parigi-Bangkok: il viaggio comincia

Un boeing della Thai Airways

Il nostro sogno thailandese inizia mercoledì 22 giugno dall’aeroporto Charles de Gaulle dove ci rechiamo puntuali per imbarcarci sul volo TG0933 della Thai Airways che ci porterà a Bangkok.
Effettuato il check-in, imbocchiamo un cammino surreale attraverso gli enormi tubi trasparenti che caratterizzano l’aeroporto francese per raggiungere il cancello d’imbarco.
Condividiamo l’attesa con altri viaggiatori francesi che, come noi, si recano a Bangkok per trascorrere una vacanza e con numerosi thailandesi che magari tornano a casa dopo una vacanza a Parigi.
Il boeing della Thai decolla puntuale alle 21h40 a destinazione dell’aeroporto Suvarnabhum di Bangkok dove arriverá dopo 12 ore di volo.
Il viaggio è lungo ma è allietato dalla gentilezza dell’equipaggio che si rivela molto servizievole e attento ai bisogni di tutti i passeggeri.
Le hostess e gli steward fanno il loro meglio per rendere il volo piacevole e ci riescono perfettamente.
Per la gioia degli smanettoni tecnologici ogni posto è dotato di una stazione multimediale che consente di svolgere svariate attività: giocare con i videogiochi, vedere un film a scelta, telefonare ai fissi di tutto il mondo, ascoltare musica, consultare le condizioni meteorologiche, seguire le informazioni relative al volo e tanto altro ancora.
Il cibo servito durante il tragitto è di ottima qualità e l’aroma della citronella  ci offre un’anteprima della gastronomia thailandese.

Atterriamo a Bangkok puntualmente alle 13h40 e, dopo aver superato il controllo dei passaporti e ritirato i bagagli, andiamo alla ricerca di un taxi.
I taxi pubblici, i cosiddetti taxi meter, si trovano al livello 1 dell’aeroporto di Suvarnabhum e al momento di salire a bordo della vettura si ha la scelta tra negoziare una tariffa o utilizzare il tassametro.
In ogni caso sappiate che il prezzo medio per andare dall’aeroporto fino al centro città è di 450/500 bath.
Mentre aspettiamo il taxi che ci condurrà al nostro hotel due cose ci colpiscono immediatamente: da un lato l’incredibile cortesia e gentilezza dei thai che si mostrano fin da subito molto umili; dall’altro il caldo tropicale che ci ricorda che l’equatore non è poi così lontano.
La calura asfissiante e la cortesia della gente del luogo ci accompagneranno durante tutta la permanenza in Thailandia.
Il nostro viaggio nel paese del sorriso comincia a Bangkok, il cui vero nome è stato incluso nel Guinness dei primati come nome più lungo per una località: Krungthep Maha NakhonAmon Rattanakosin Mahinthara Yutthaya Maha Dilok Phop Noppharat Ratchathani Burirom Udom Ratchaniwet Maha Sathan Amon PhimanAwatan Sathit Sakka Thattiya Witsanu KamPrasit ovvero “Città degli angeli, la grande città, la città della gioia eterna, la città impenetrabile del dio Indra, la magnifica capitale del mondo dotata di gemme preziose, la città felice, che abbonda nel colossale Palazzo Reale, il quale è simile alla casa divina dove regnano gli dei reincarnati, una città benedetta da Indra e costruita per Vishnukam.
Il nome ufficiale di Bangkok è l’abbreviazione di questa denominazione kilometrica: Krung Thep Maha Nakhon e significa città degli angeli, grande città, anche se i thailandesi la chiamano soltanto Khrung Thep.
Bangkok ci sorprende subito: una megalopoli enorme dove avveniristici grattacieli contrastano con quartieri popolari fatti di capanne e casette e dove, ogni tanto, sbucano scorci di vegetazione tropicale nel bel mezzo della città.
Selvaggia, caotica, affollata, afosa, trafficata, inquinata, Bangkok ci avvolge immediatamente con il suo fascino orientale impreziosito da mille contraddizioni.

Uno scorcio di Bangkok

Il taxi meter ci lascia davanti al Pachara Suites, l’hotel situato nel soi 6 di Sukhumvit road che abbiamo scelto per la nostra avventura nella capitale thailandese.
Frastornati dal jet lag e dal clima tropicale decidiamo di trascorrere le prime ore in hotel per rilassarci e riprenderci dal viaggio.
Il Pachara Suites, situato a pochi metri dalla stazione Nana dello skytrain (o BTS), si rivela essere un ottimo hotel: stanze pulitissime ed equipaggiate di ogni comfort, un salottino annesso alla stanza con tanto di cucina e lavatrice, personale competente e attenzionato, una simpatica piscina con vista sui grattacieli di Bangkok e una connessione Internet gratuita nella zona della reception.
Affacciati dalla finestra della nostra stanza d’albergo, osserviamo esterrefatti lo scatenarsi di una tempesta tropicale: la pioggia si riversa violentemente sulla città ma dura solo pochi minuti e il movimento di Bangkok riprende freneticamente.
Dopo esserci riposati in hotel, andiamo alla scoperta del quartiere di Sukhumvit.
La prima tappa del nostro girovagare tra le stradine (chiamate soi in thailandese) di Sukhumvit road è un ufficio di scambio chiamato Vasu Currency Exchange, all’angolo del soi 7, dove convertiamo in bath gli euro che ci siamo portati dietro.
Continuiamo la passeggiata lungo Sukhumvit road, che è tappezzata di bancarelle che vendono di tutto, e dopo pochi minuti ci rendiamo conto che siamo precipitati veramente in un altro mondo, un vero e proprio universo parallelo!
Un’onda anomala di persone ci investe e ci ricorda che Bangkok conta circa 9 milioni di persone.

I bordi della strada sono costellati da venditori di cibi da strada che hanno colori e forme che non assomigliano a nulla di ciò che già conosciamo.
Il colpo d’occhio che si presenta davanti ai nostri occhi increduli è surreale: bancarelle coloratissime, venditori di frutta esotica, di insetti fritti (vermi giganteschi e blatte che deliziano il palato dei thailandesi), sciami di prostitute che scorazzano accanto a turiste arabe in burqa e fiumi di prodotti contraffatti.
Siamo stupiti ed entusiasti di questo primo approccio con la città ma, al tempo stesso, siamo colti da una pungente sensazione d’oppressione amplificata dal traffico incessante e decidiamo di rifugiarci in hotel per una pausa.
Qui ci rendiamo conto che una buona parte della clientela è costituita da coppie arabe e che le donne indossano rigorosamente il burqa: i paesi medio-orientali sono vicini alla Thailandia e sono molti gli arabi che vengono per le vacanze.
La presenza di donne in burqa ci sciocca e ci poniamo molte domande sulla loro felicità e sul fatto che la loro non sia una vera vacanza poiché non possono nemmeno immortalare gli attimi più belli del viaggio con una fotografia.
Freschi di doccia, ci incamminiamo verso il soi 12 dove si trova il ristorante Cabbages & Condoms che abbiamo scelto per la nostra prima cena a Bangkok.

Cena da Cabbages & Condoms

E’ uno dei ristoranti più conosciuti della capitale che combina insieme la squisita gastronomia thailandese con l’importanza della prevenzione contro l’AIDS.
Il nome del locale significa letteralmente Capanne e Preservativi e nasce dall’iniziativa d un’associazione thailandese che vuole enfatizzare la necessità d’informare riguardo i rischi legati a questa malattia.
I preservativi sono sparsi dappertutto: originali statue ricoperte di condoms decorano l’ingresso, le lampade sono abbellite con colorati preservativi e alla fine del pasto li avrete anche sul tavolo come omaggio.
Il giardino che ci accoglie è caratterizzato dalla presenza di tantissime ghirlande di luci che scendono dai rami di alberi tropicali che aggiungono una nota esotica alla nostra cena.
I piatti che assaporiamo da Cabbages & Condoms sono deliziosi e ci innamoriamo perdutamente della cucina thailandese.
Cominciamo con un Tom Yam Kung (zuppa con gamberoni aromatizzata con zenzero, limone e citronella) un Pad Thai (una delle ricette thailandesi più famose composta da noodles saltati in padella con uova, salsa di pesce, succo di tamarindo, peperoncino, germogli di soia, gamberetti, pollo o tofu, insaporiti con arachidi sbriciolate e coriandolo); continuiamo con un’insalata di pollo e crostacei al profumo di citronella e con un piatto di gamberoni aromatizzati all’aglio.
Accompagniamo il pasto con un mango shake e un succo di lychee e lo concludiamo con banane alla crema di cocco e mango fresco a volontà.
Deliziati dalle specialità thailandesi, lasciamo questo romantico ristorante per concederci un caffé in hotel.

Sawasdee Thailand

La bandiera della Thailandia

Sawasdee (tipico saluto thailandese) cari lettori di questo blog,
dopo un breve periodo di assenza che mi ha tenuto lontano dalla mia attività di blogger, eccomi tornato per aggiornarvi sulle novità e sulle stranezze parigine.
La mia latitanza dal blog è dipesa da un lato dal mio matrimonio e dai relativi preparativi e dall’altro da un fantastico viaggio in Thailandia che mi ha permesso di scoprire un Paese affascinante e misterioso.
Valeria ed io abbiamo traversato la Thailandia in lungo e in largo scoprendone i suoi innumerevoli segreti: abbiamo cavalcato elefanti, accarezzato tigri, passeggiato in mezzo alla giungla, affrontato tempeste tropicali, guadato fiumi in piena a bordo di zattere di bamboo, giocato con le scimmie, scoperto strani frutti tropicali e conosciuto tantissima gente interessante.

Prima di tornare a raccontarvi la mia quotidianità parigina e gli eventi più importanti della capitale francese, vi racconterò questo viaggio che mi ha attraversato l’anima e il cui ricordo continua ad accarezzarla.
Vari post dedicati alla Thailandia riempiranno le pagine di questo blog per narrare le nostre esperienze in questa “terra libera” che  ci ha accolto.
Il viaggio è stato organizzato interamente da noi due utilizzando, i forum, i racconti di viaggio di chi era già stato in Thailandia e seguendo i consigli della guida Lonely planet.

Blue Elephant: una zuppa come a Bangkok

Il Blue Elephant

Il Blue Elephant è un indirizzo che vi consiglio vivamente se avete voglia di concedervi una cena esotica e originale senza spostarvi da Parigi.
Una sala magnificamente decorata da piante tropicali vi accoglierà in uno dei ristoranti thailandesi più chic della capitale.
Il ristorante è molto ampio e le decorazioni ricche e curate nei dettagli: piante tropicali, un laghetto artificiale con varie specie di pesci, luci soffuse e i camerieri indossano i vestiti tradizionali.
I menù presentati hanno prezzi ragionevoli e sono stati studiati per permettervi una scoperta della cucina thailandese.
Da provare assolutamente il brunch domenicale che propone un immenso buffet di specialità thai realizzate sul momento da un’equipe di chef dagli occhi a mandorla.
Il buffet include antipasti, piatti e dessert ma il pezzo forte è indiscutibilmente la zuppa che riproduce fedelmente i sapori di quella di Bangkok.

Blue Elephant
43 Rue de la Roquette
75011 Paris