La fecondità di Dalida

La statua di Dalida situata nell'omonima piazza

Parigi è la città dell’amore, del romanticismo, della cultura, dell’arte e delle superstizioni.
La capitale francese ha sempre convissuto con leggende metropolitane e credenze nate dalla fantasia dei suoi abitanti.
Come avviene per la statua di Victor Noir al Père Lachaise, il busto di bronzo di Dalida è diventato un oggetto di culto da quando si è diffusa una singolare diceria.
Entrambe le statue sono diventate nel corso degli anni l’oggetto di carezze e palpatine selvagge da parte dei tantissimi turisti che vengono appositamente da tutto il mondo.
La leggenda vuole che una carezza alle parti intime della statua di Noir o al seno di quella di Dalida garantiscano un’immediata fecondità.
Quando vi troverete a passare dalla Place Dalida, nel cuore di Montmartre, e vi chiederete come mai una parte della statua della famosa cantante si sta gradualmente scolorendo, ripenserete a questo post.

Expo très toucher: si guarda e si tocca

Expo très toucher

La grande ricchezza e diversità delle esposizioni rappresenta uno dei tasselli fondamentali che impreziosiscono il mosaico culturale parigino.
Tantissime sono le mostre che ogni anno vengono organizzate nei musei parigini per far conoscere artisti emergenti o celebrare grandi nomi del passato.
Si tratta d’occasioni uniche per conoscere le opere e i capolavori di grandi artisti attraverso una rapida immersione culturale.
Spesso i visitatori, trasportati dall’intensità del momento, tendono a volere toccare le opere che li circondano per sentirle più vicine ed enfatizzare maggiormente il momento che stanno vivendo. Tuttavia toccare i pezzi esposti è severamente vietato.
Un’originale mostra è stata immaginata per accontentare tutti coloro i quali hanno desiderato, almeno una volta, toccare le sculture esposte e hanno dovuto fermarsi davanti la scritta “vietato toccare”.
L’esposizione Très toucher, al Palais de la découverte, dal 24 novembre 2010 al 13 marzo 2011, è una mostra tattile finalizzata a valorizzare il tatto e le varie sensazioni che vi sono legate.
Un originale percorso propone al visitatore più di 50 esperimenti che sollecitano il tatto in tutte le sue forme: il tatto attivo, il tatto passivo e l’aspetto emozionale del tatto.

Le esperienze proposte non riguardano soltanto le mani ma il corpo intero e l’esposizione va visitata senza scarpe.
Questa mostra interattiva e ludica è indirizzata al pubblico di tutte le età e si sviluppa attraverso nove spazi tematici: il tunnel accarezzante, il palazzo dell’homonculus, la capanna di cedro, l’igloo, le sculture tattili, l’inchiesta al buio, il labirinto dei piedi, la casa di ferro e due immersioni complete del corpo.
Scoprirete in che modo percepiamo una vibrazione, uno stiramento, il caldo o il freddo, capirete quali sono le soglie di percezione degli stimoli, a cosa serve il dolore e dove si trova la zona più sensibile del corpo umano.
Dopo avere visitato l’esposizione Très toucher il tatto e la percezione tattile non avrà più segreti per voi.

Très toucher
Fino al 13 marzo 2011
Palais de la découverte
avenue Franklin Delano Roosevelt
75008 Paris
http://www.palais-decouverte.fr/

Il multietnico mercato di Aligre

Il colorato mercato d’Aligre

Se siete in vacanza a Parigi e desiderate conoscere l’anima di questa città, amalgamarvi con la gente che ci abita e per una mattina vivere come loro, recatevi al mercato di Aligre.
Se invece, come me, a Parigi ci abitate, la visita settimanale a questo coloratissimo mercato diventerà un appuntamento fisso.
Il mercato si svolge tutti i giorni, dal martedì alla domenica, lungo la rue d’Aligre, tra la rue du faubourg Saint Antoine e la rue de Charenton.
Si tratta del cuore del XII arrondissement, una delle zone più multietniche e frizzanti di Parigi.
Recarmi al mercato di Aligre è diventata un’abitudine da un lato per i prezzi imbattibili di frutta e verdura, dall’altro perché mi ricorda molto l’atmosfera che si respira nei mercati palermitani.
Riempire ogni settimana il carrello della spesa di prodotti freschi e genuini a prezzi stracciati, rappresenta la mia madeleine di Proust che mi proietta nella mia infanzia quando con mio padre quella stessa spesa la facevo al Capo, al Ballarò o alla Vucciria.

L’atmosfera è veramente simile a quella dei mercati rionali di Palermo e, dato che la maggior parte dei commercianti sono arabi, anche i sapori sono quelli mediterranei.
Quello che stimola maggiormente il flusso della mia memoria, riportandomi indietro nel tempo, sono soprattutto le abbanniate ovvero le grida proclamate dai venditori del mercato per decantare le qualità dei loro prodotti.
Naturalmente il venditore del mercato di Aligre non grida “pisci spata friscu!” o “accattativi l’aranci brasiliani!!!” ma piuttosto “Au choix, au choix! (a scelta)” o ancora “Tout à un euro (tutto a un euro)” ma l’effetto è lo stesso.
Quando si arriva al mercato di Aligre si è subito avvolti dal movimento perpetuo e dal miscuglio multiforme di volti, grida, lingue e colori che riflette la mescolanza etnica e sociale del XII arrondissement e più in generale di Parigi stessa.
Tutti gli strati sociali si mescolano e si ritrovano insieme a fare la fila al mercato: giovani studenti venuti a fare la spesa per la settimana, operai, attempate signore che vengono da anni a scegliere le lattughe più belle o le arance più succose, turisti e semplici curiosi.
Il mercato d’Aligre è l’unico mercato di Parigi a coniugare insieme un mercato alimentare all’aperto, un mercato al chiuso (la hall Beauvau, costruita nel 1779) e un piccolo mercato delle pulci: un’eterogeneità che sta alla base del successo di questo mercato.

Il termine Aligre che da il nome al mercato e alla via, deriva dal nome di una vedova benefattrice che lasciò tutti i suoi averi all’hospice des Enfants Trouvés che sorgeva laddove oggi si trova la square Troussau.
I venditori di frutta e verdura occupano la parte del mercato situata all’esterno, una quarantina di bancarelle che quotidianamente espongono frutta di stagione o agrumi importati dai paesi più caldi (Sicilia inclusa), fiori, funghi, spezie ed erbe aromatiche.
Per essere sicuri della qualità della frutta, non esitate ad assaggiare, odorare, toccare e mantenete una certa diffidenza nei confronti dei venditori che non vi lasciato scegliere personalmente la frutta.
I migliori affari si fanno sicuramente la domenica tra mezzogiorno e l’una quando i prezzi delle bancarelle scendono precipitosamente e i venditori diventano molto più propensi a negoziare pur di sbarazzarsi dei prodotti rimasti.
Alcune bancarelle sono specializzate nella vendita di frutti esotici, altre in quella di aglio e cipolle ma la maggior parte presentano la stessa varietà di prodotti.
In ogni caso, prima di riempire la cesta della spesa, conviene sempre fare un giro completo del mercato e adocchiare i prodotti migliori.
La parte che separa il mercato delle pulci dalla parte coperta rappresenta il cuore del mercato di Aligre dove si possono trovare le migliori qualità di frutta e verdura, ai piedi del piccolo edificio che sovrasta la piazza con la sua torre munita d’orologio.
Il mercato chiuso, la hall Beauveau, è molto pittoresco e offre l’imbarazzo della scelta: pescivendoli, venditori di formaggio, specialità italiane, negozi biologici, panifici e macellerie.
Tuttavia i prezzi sono più alti rispetto a quelli del mercato all’aperto.

Per quanto riguarda il mercato delle pulci, molti oggetti sono malandati o rovinati dal tempo ma se avrete la pazienza di esaminare attentamente tutti gli oggetti proposti, potrete fare dei buoni affari.
Da non perdere a fine mercato, l’immancabile venditore di cd/dvd masterizzati: il giovane, che tra l’altro parla un perfetto italiano, saprà consigliarvi riguardo al suo vasto catalogo di film.
Tornati a casa, poi, vi renderete conto che solo uno dei cinque film appena acquistati funziona, ma il simpatico contraffattore di film sarà ben disposto a sostituirli e poi sarà il pretesto per tornare al mercato.

Tutti i giorni, tranne il lunedì,  dalle 8h30 alle 13h00.
Marché d’Aligre
Place d’Aligre
75012 Paris
Metro : Ledru-Rollin o Faidherbe Chaligny (linea 8)