Anche gli animali vanno in paradiso

Le cimitière des chiens

Il più vecchio cimitero per animali del mondo si trova nella città di Asnières, a pochi minuti da Parigi.
Un luogo insolito e malinconico che è stato realizzato appositamente per dare una degna sepoltura agli amici più fedeli che un uomo possa avere.
Si tratta di un vero e proprio cimitero con tanto di lapidi, decorazioni funerarie, ceri e fiori.
Numerose sono le sculture marmoree che riproducono il cane o il gatto che un tempo teneva compagnia al padrone che adesso lo rimpiange.
La parte principale di questo luogo di riflessione e di ricordo è occupata dal cimitero dei cani ma esplorando attentamente si possono notare lapidi di pappagalli, conigli, pesci, scimmie, cavalli, boa, pavoni o altri animali esotici.
La passeggiata lungo i viali di questo cimitero, costruito nel 1899, riserva molte sorprese come la tomba di Rintintin (proprio lui!) che richiama numerosi visitatori americani o le tombe degli animali dei personaggi famosi.
Alcuni padroni sono pronti a spendere fino a cinquemila euro pur di offrire un’ultima dimora elegante ai loro amici fedeli e per pagare l’affitto della concessione.
Nel corso degli anni il cimitero è stato abbellito da monumenti significativi.
Nel 1900 la direzione fece erigere un monumento alla gloria di Barry, un cane appartenuto ai monaci del convento Grand Saint Bernard che salvò numerosi viaggiatori sperduti nella neve.
Un altro monumento imponente ricorda tutti quei cani-poliziotto deceduti mentre erano in servizio.
Una stele ricorda la memoria di un cane vagabondo che trovò morte proprio alle porte del cimitero: quel cane anonimo rappresentava il quarantamillesimo animale seppellito nella necropoli.

Le cimitière des chiens
4, pont de Clichy
92600 Asnières

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I baci pericolosi sulla tomba di Oscar Wilde

La tomba di Oscar Wilde

Le ammiratrici di Oscar Wilde dovranno trovare una nuova soluzione per manifestare il profondo amore verso il famoso dandy irlandese.
La tradizione di baciare la statua funebre lasciando l’impronta di rossetto non sarà più praticabile in seguito all’installazione di una barriera di vetro.
L’autore di Il ritratto di Dorian Gray e L’importanza di essere Ernesto riposa al cimitero Père Lachaise dal 1900 insieme a moltissimi altri celebri personaggi del calibro di Jim Morrison e Chopin.
La pratica di rendere omaggio alla tomba di Oscar Wilde attraverso le impronte di rossetto ha preso inizio intorno al 1990.
Da quel momento rosse labbra provenienti da tutto il mondo si sono poggiate sul marmo, che raffigura una sorta di divinità alata, per ringraziare lo scrittore per le sue opere e per i suoi saggi aforismi.
Sebbene un cartello posto davanti la scultura di pietra ricorda ai visitatori che una multa di 9000€ è prevista per chi scrive o sporca il monumento, questo singolare rituale non si è mai arrestato.
La decisione di porre una barriera che protegga l’angelo alato sotto il quale giace Oscar Wilde è stata presa su richiesta di Merlin Holland, nipote dello scrittore.
Holland ha sottolineato che i numerosi interventi di pulizia delle tracce d’inchiostro e di rossetto hanno danneggiato gravemente la pietra facendola diventare molto porosa e fragile.
La statua ha acquistato un forte potere erotico e simbolico ma ha perso la sua solidità.
Nasce da questa considerazione la decisione di limitare l’accesso al monumento e di proteggerlo contro l’usura che potrebbe causarne il collasso.
La vetrata protettiva sarà posizionata davanti la tomba di Wilde domani, 30 novembre 2011, in occasione dell’anniversario della morte dello scrittore.
Le appassionate seguaci del dandy che dichiarò “Date alle donne l’occasione ed esse potranno fare tutto” dovranno trovare una nuova forma espressiva per esprimere la loro ammirazione.

La morte in mostra al Père-lachaise

Una delle originali tombe del Pere-Lachaise

Il cimitero del Père-lachaise diventa un luogo di cultura fino al 2 Novembre presentando la mostra fotografica di Jean-Claude Garnier Cimetières du monde.
Un viaggio attraverso numerosi Paesi del mondo per esplorare questi luoghi di raccoglimento e cercare di capire il modo in cui popoli diversi interpretano la loro funzione.
Garnier ha percorso il mondo munito della sua inseparabile macchina fotografica per raccontarci, attraverso i continenti, in che modo razze e culture diverse affrontano il tema della morte.
Cerimonie e riti funerari, sepolture, processioni, superstizioni e paure sono immortalate dall’obiettivo attento del fotografo francese.
Il contesto insolito e particolare del cimitero parigino ospita 38 gigantografie che rappresentano i diversi modi di vivere il passaggio verso l’altro mondo.

Ogni fotografia racconta un Paese e ogni sepoltura si differenzia per le sue caratteristiche peculiari: in Mauritania le tombe sono costituite da un cumulo di pietre piatte senza alcuna iscrizione; in un cimitero del Senegal si possono osservare dei bastoncini di legno conficcati nel suolo; in Guatemala i colori delle sepolture sorprendono per la vivacità.
Queste immagini rappresentano le soluzioni che gli uomini di tutto il mondo hanno trovato per materializzare il ricordo dei defunti ed evocare il rituale della morte.
La visita dell’esposizione può naturalmente proseguire verso i viali del cimitero dove riposano personaggi illustri.

Cimitero Père-lachaise
75020 Paris
Ingresso Boulevard Ménilmontant

La tomba di Dalida

La tomba di Dalida

La tomba di Dalida (1933-1987) si trova sul punto piú alto del cimitero di Montmartre, poco lontano dall’entrata che si trova all’angolo della rue Caulaincourt e la rue Joseph de Maistre.
La tomba è riccamente adornata con una statua della celebre cantante realizzata dallo scultore Aslan e il suo nome inciso a lettere dorate.
Dalida, che ha abitato per molti anni a Montmartre, è un personaggio-simbolo per questo quartiere di Parigi al punto che le è stata intitolata anche una piazza.
La sua tomba, ricoperta costantemente di fiori, è una delle piú visitate dei cimiteri parigini.

Il museo Pasteur

Lo studio di Pasteur

Il termine pastorizzazione è oggi utilizzato correntemente ma non tutti conoscono la storia del suo scopritore, Louis Pasteur.
Il 6 luglio 1885, il pastore Jupille morso da un cane rabbioso, venne vaccinato per la prima volta da Pasteur.
La guarigione prodigiosa del pastore produsse una grande affluenza di malati nella Scuola Normale di rue d’Ulm dove lavorava Pasteur.
Lo Stato attribuì a Pasteur un laboratorio per premiarlo della scoperta e il 14 novembre del 1888 venne costruito il primo edificio dell’Istituto Pasteur.
E’ in questo edificio in stile neo-classico che è stato ricostruito, su due piani, l’antico laboratorio dello scienziato.

La visita di questo piccolo museo vi svelerà i segreti legati alla scoperta di Pasteur: sono esposti i suoi oggetti personali, vestiti, mobili e ritratti di famiglia.
Numerosi oggetti testimoniano i riconoscimenti ricevuti da Pasteur attraverso il mondo e tra questi numerose sono le attestazioni di stima provenienti da produttori di vino e birra che conobbero un grande successo grazie agli studi di Pasteur.
Il 28 settembre 1895 Pasteur morì nella sua casa di Marnes la Coquette e su richiesta della vedova venne allestita una cripta nel sottosuolo dell’Istituto Pasteur.
Questa sala a forma di croce latina, impressionante e sontuosa, è l’opera dell’architetto Girault, dell’esperto in mosaici Guilbert-Martin e del pittore Merson.
Al centro della stanza, in un sarcofago porfirico, riposa Pasteur dal 1896.
Le decorazioni dei mosaici rappresentanti animali e vegetali richiamano alla memoria le scoperte dello scienziato defunto.
Incisa sul marmo, la cronologia delle grandi scoperte di Pasteur rende omaggio a questo benefattore dell’umanità.
Nell’Istituto che porta il suo nome, numerosi ricercatori portano avanti quotidianamente le sue ricerche e la sua opera: la lotta contro le malattie infettive, l’immunologia e la biologia dello sviluppo.

Musée et Mausolée Pasteur
25, rue du Docteur Roux
75015 Paris
Metro: Pasteur

Eloisa e Abelardo: un amore senza fine

Eloisa e Abelardo

Eloisa e Abelardo

Il cimitero del Père Lachaise custodisce innumerevoli segreti e storie da scoprire.
Quella di Eloisa e Aberlardo è una delle storie piú tragiche di tutti i tempi.

Come per Romeo e Giulietta o Tristano e Isotta, si tratta di una storia a metà tra realtà e leggenda (ma in buona parte confermata dalle numerose testimonianze storiche).
Il teologo e filosofo Abelardo, che all’epoca dei fatti era quarant’enne, diventa precettore d’Eloisa che allora aveva 17 anni.
Tra i due scoppia rapidamente una passione carnale irrefrenabile e le lezioni pomeridiane, presso la casa dello zio d’Eloisa, Fulberto, si trasformano in incontri amorosi.
Eloisa resta incinta e per sfuggire allo scandalo i due si rifugiano in Bretagna da Abelardo, dove si sposano in gran segreto.
Fulberto, scandalizzato per quanto successo, fa rapire Abelardo privandolo, attraverso l’evirazione, di tutta la sua virilità.
Lo zio d’Eloisa accusa Abelardo di aver tradito la chiesa e di aver violentato sua nipote.

Disperato Abelardo si fa monaco e Eloisa prende i voti.
Tuttavia l’aggressione violenta non ha separato i due che sono rimasti innamorati l’uno dell’altro.
Gli amanti divisi si scrivono lettere dai rispettivi monasteri e questo scambio epistolare resta oggi una delle più belle corrispondenze amorose di tutti i tempi.
Alla sua morte Eloisa viene seppellita a fianco di Abelardo.
La loro storia ha talmente sedotto l’immaginario collettivo che, nel 1817, le loro spoglie sono state trasferite al cimitero del Père Lachaise e la loro tomba é diventata una tappa obbligata per gli innamorati di tutto il mondo.
I due amanti riposano sotto un vero e proprio mausoleo gotico.
Una coppia di statue raffiguranti i due innamorati giacciono l’una accanto all’altro per rappresentare la loro unione ultra-terrena.

« Tu sais, mon très cher, tout le monde le sait, combien j’ai été éprouvée par ta perte, combien, dans cette misérable circonstance, une monstrueuse trahison, qui a fait le tour du monde, m’a ravie de moi-même en t’enlevant à moi. »

«Les plaisirs amoureux qu’ensemble nous avons goûtés ont pour moi tant de douceur que je ne parviens pas à les détester (…). Au cours même des solennités de la messe, où la prière devrait être plus pure encore, des images obscènes assaillent ma pauvre âme (…). Loin de gémir des fautes que j’ai commises, je pense en soupirant à celles que je ne peux plus commettre. »
(Lettre, Héloïse à Abélard)