La dignità del voto dall’estero

Votazioni 2013...dall'estero

Votazioni 2013…dall’estero

Ho appena inviato al consolato italiano il mio voto per le elezioni politiche 2013.
Le schede elettorali sono arrivate direttamente nella mia cassetta delle lettere qualche giorno fa.
La busta che mi è stata recapitata conteneva il tagliando elettorale, le liste dei candidati, due schede (per l’elezione dei rappresentanti della camera dei deputati e del senato della Repubblica) e le dettagliatissime istruzioni relative alla procedura di voto.
Ho segnato con una croce il simbolo del partito scelto, ho espresso le mie preferenze scrivendo due nomi accanto al logo del partito, ho piegato le due schede, le ho inserite nella busta bianca, ho messo la busta bianca all’interno della busta pre-affrancata insieme al tagliando elettorale e ho inviato il tutto al consolato italiano di Parigi.

Il voto per corrispondenza è riservato agli italiani residenti all’estero regolarmente iscritti all’AIRE (albo italiani residenti all’estero).
Non possono votare dall’estero, quindi, studenti Erasmus, o italiani che effettuano missioni lavorative temporanee o vacanze di alcuni mesi.
Il diritto di voto spetta agli emigrati di nuova e vecchia generazione: gli italiani che in tempi non lontanissimi lasciarono l’Italia con la valigia di cartone in cerca di fortuna e le nuove generazioni andate via dall’Italia perchè il Belpaese gli ha chiuso le porte in faccia.
Lo stesso diritto vale anche ai loro figli e nipoti che, se possiedono il doppio passaporto, possono esprimere il loro voto per le elezioni italiane.

Votare direttamente da casa è semplice e comodo…ma siamo sicuri che questo sistema di voto comporti solamente vantaggi per l’elettore.
Confesso che quando ho lasciato scivolare il plico contenente il mio voto nella buca delle lettere sono stato assalito da un certo senso di insicurezza.
Ho affidato la mia scheda a un piccione viaggiatore ma chi mi garantisce che il piccione arriverà a destinazione? Chi mi da la sicurezza che quel piccione non venga intercettato da un cacciatore malintenzionato che preferisca mangiarselo con contorno di patate (i piccioni, tra l’altro, sono uno dei piatti preferiti dei francesi)? Come faccio a essere sicuro che il mio voto non si perda nell’etere e che termini il suo viaggio all’interno di un’urna elettorale?
La busta pre-affrancata inviatami dal consolato non era nè una raccomandata nè un invio tracciabile. Non dispongo, dunque, di alcun mezzo per seguire il percorso della mie schede elettorali.
Capisco che inviare una lettera raccomandata pre-pagata a ogni elettore sarebbe stato troppo costoso ma esiste anche il “courrier suivi” che è molto meno caro e permette al mittente di seguire il percorso della lettera inviata. Sarebbe stata una valida alternativa alla modalità di voto proposta agli italiani all’estero.
Le mie riflessioni nascono fondamentalmente dalla costatazione che in occasione delle elezioni precedenti si sono verificati imbrogli e inciuci vergognosi relativi alle schede degli italiani all’estero.
E cosa e’ stato fatto per impedire che questa squallida pantomima non si ripeta?
Meno di niente.

Il voto di noi italiani all’estero viene tristemente snobbato perchè le nostre preferenze, secondo la legge Tremaglia del 27 Dicembre 2001, serviranno solamente a eleggere i 18 parlamentari della circoscrizione estera (12 deputati e 6 senatori): la circoscrizione Europa eleggerà 5 deputati e 2 senatori, la circoscrizione Sudamerica 4 deputati e 2 senatori, la circoscrizione Nordamerica 2 deputati e un senatore e la circoscrizione Asia-Africa-Oceania un deputato e un senatore.
Il nostro voto avrebbe molta più rilevanza se andrebbe ad amalgamarsi al voto degli italiani residenti in Italia.
Gli italiani all’estero sono oltre 4 milioni (Europa: 2.365.170; America Meridionale: 1.338.172; America Settentrionale e Centrale: 400.214; Africa, Asia, Oceania e Antartide: 237.600) e il loro voto potrebbe essere decisivo per le elezioni nazionali e/o regionali se solo venisse conteggiato insieme a quello degli altri italiani.
Invece no. Il voto di chi, spesso a malincuore, ha lasciato l’Italia serve solo all’elezione di 12 deputati e 6 senatori che dovrebbero fare gli interessi degli italiani all’estero.
Dico “dovrebbero” perchè 18 mi sembrano eccessivi e perchè il ruolo di intermediario tra gli italiani all’estero e la madrepatria dovrebbe essere rivestito da consolati, ambasciate, COMITES e altri organismi che beneficiano di fior di finanziamenti.
Se si sopprimessero questi 18 parlamentari, inoltre, i soldi loro destinati (circa 3 milioni e mezzo di euro) potrebbero essere utilizzati per finanziare organismi e associazioni presenti sul territorio e in grado di aiutare concretamente gli italiani all’estero.
Diciotto parlamentari per rappresentare gli italiani all’estero sono al tempo stesso pochissimi: come farà un italiano che vive in Svezia a rappresentare me che vivo a Parigi? Certo, condividiamo il fatto di essere due italiani all’estero ma ciascuno di noi vive problematiche specifiche legate indissolubilmente all’area geografica di residenza.
Se proprio si è deciso di creare una rappresentanza della circoscrizione estera nel Parlamento italiano, sarebbe giusto sostituire la ripartizione in macroregioni geografiche con un sistema che rispetti e prenda in considerazione tutte le comunità italiane sparse nel mondo.

Il voto degli italiani all’estero non sarebbe svuotato di significato se partecipasse all’elezione del parlamento italiano e non si limitasse a eleggerne una fetta minuscola e poco efficace. Il voto di ogni emigrato italiano avrebbe allora il giusto valore.
L’obiezione a questa mia affermazione è prevedibile: ma perchè gli italiani all’estero dovrebbero avere il diritto di votare per un Paese (l’Italia) nel quale non risiedono, per il quale non pagano le tasse e che hanno abbandonato?
Ecco la risposta.
1) La maggior parte degli italiani all’estero ha abbandonato l’Italia suo malgrado (mancanza di lavoro, assenza di prospettive, situazioni estremamente precarie, aiuti sociali carenti, ecc. ecc.) lasciando nel Belpaese gli affetti più cari e una parte del proprio cuore.
2) Gli italiani residenti all’estero sognano di tornare un giorno e trovare un’italia diversa, giusta, democratica, meritocratica e dove il lavoro sia un diritto come recita l’art.1 della nostra Costituzione.
Per realizzare questo cambiamento, gli italiani emigrati devono avere la possibilità di votare per scegliere una classe politica dirigente diversa da quella che non gli ha garantito un futuro e che li ha costretti ad andare via dall’Italia.
3) Gli italiani all’estero seguono molto più la politica italiana che la politica del Paese in cui vivono. Il loro punto di visita e il loro voto nasce da una conoscenza approfondita della situazione politica nazionale e dalla consapevolezza che una svolta radicale è l’unica possibilità per ridare speranza al proprio Paese. Per realizzare questo cambiamento, gli emigrati italiani devono poter votare e il loro voto deve avere il giusto peso e la giusta dignità.