I passaggi coperti e le gallerie di Parigi

I passaggi coperti di Parigi

Costruiti all’alba della rivoluzione industriale, prevalentemente in ghisa e vetro e sempre ben illuminati, i passaggi coperti di Parigi permettevano ai pedoni di passare da una via all’altra, curiosare tra le vetrine o ristorarsi in un café o una brasserie protetti dalle intemperie, dalla circolazione stradale, dal rumore e dall’inquinamento.
La maggior parte dei passaggi coperti della ville lumière risale al XIX secolo e furono creati per offrire una protezione dal freddo e dal caos cittadino a una clientela abbastanza agiata.
Parigi conterà circa 150 gallerie coperte ed esporterà questo modello architettonico in numerose altre città francesi.
I passaggi che si sviluppano nel mezzo degli edifici della riva destra della Senna (soprattutto nella zona dei Grands Boulevards che ospitava le classi più ricche della società parigina) formano delle gallerie, spesso coperte da un tetto di vetro, caratterizzate da una luminosità particolarissima.
Meno frequentati e affollati in seguito alla rivoluzione architettonica operata da Haussmann e all’avvento dei grandi magazzini, queste oasi di pace sono state rinnovate e rimodellate conservando il loro fascino insolito che consente di distrarsi lontano dall’agitazione e dalla frenesia.
Oggi rimangono una quindicina di passages couverts che, ben nascosti tra le vie parigine, testimoniano lo stile architettonico del XIX secolo e custodiscono negozi originali e sorprendenti.
Maggiormente frequentati dai turisti che dagli abitanti del quartiere in cui si sviluppano, rappresentano delle tracce di un tempo lontano e dell’evoluzione architettonica della città, dalla caduta dell’impero napoleonico alla rivoluzione messa in atto dal barone Haussmann.

Il loro aspetto labirintico invita ad attraversarli in un percorso di flanerie che va dai Grands Boulevards fino al Palais Royal: un itinerario capace di soddisfare tanto gli appassionati di shopping che quelli di storia.
Il miglior modo per iniziare questo viaggio attraverso i passaggi coperti di Parigi e attraverso il XIX secolo e quello di recarsi al 31bis, rue du Faubourg Montmartre, vicino alla stazione della metro Le Pelletier, e imboccare il passage Verdeau.
Questo passaggio, costruito nel 1847, racchiude prevalentemente librerie, negozietti di gioielli, piccole gallerie d’arte e una piccola enoteca italiana in cui potrete fare una gustosa pausa.
Il passaggio, costruito nello stesso periodo del passaggio Jouffroy, deve il suo nome a uno dei suoi creatori ed è caratterizzato da una copertura in vetro che lascia entrare abbondantemente la luce.
Alla fine del passaggio Verdeau, dopo aver attraversato la rue de la Grande Batelière, si penetra nel lungo passage Jouffroy che risale ai tempi di Luigi-Filippo.
Questo passaggio, costruito nello stesso anno del passaggio Verdeau, mette in comunicazione i Grands Boulevards e la rue de la Grande Batelière e si caratterizza per le numerose insegne e decorazioni d’epoca.
Il passaggio Jouffroy custodisce, inoltre, l’uscita del Museo Grevin che si trova di fronte all’hotel Chopin; non mancano i luoghi per fare una pausa golosa come La Tour des Délices  che propone squisiti pasticcini o ancora Le Valentin e  La Cure gourmande.
Usciti dal passaggio Verdeau, attraversando il boulevard Montmartre, si arriva al passage du Panorama così chiamato perché un tempo il suo ingresso era ornato da due rotonde abbellite da grandi quadri panoramici rappresentanti grandi città straniere come Londra e Roma, una sorta di finestra sul mondo.
Molto in voga negli anni 1830, il passaggio Panorama accoglieva negozi di lusso come la pasticceria Felix o ancora il Café Veron.
Il passaggio è, oggi, frequentato da collezionisti di francobolli e cartoline che trovano in questo luogo vari negozi dedicati alla loro passione.
Uscendo dal passaggio Panorama, prendendo a destra la rue Saint Marc, poi a sinistra la rue Vivienne, e contornando il palazzo Brongniart si giunge alla famosa galerie Vivienne che, tra l’altro, accoglie l’atelier Jean Paul Gautier di cui riconoscerete immediatamente la vetrina per l’inconfondibile stile marinaio.
Costruita nel 1823, la galerie Vivienne è considerata la più lussuosa galleria della città e le prestigiose decorazioni fatte di archi, sculture e ornamenti la rendono unica.
La galleria ha ospitato lo scrittore Colette che vi ha vissuto per alcuni anni (una targa ne celebra la memoria) e Vidocq, il carcerato divenuto poliziotto, che ha abitato al numero 13.

A fianco della galleria Vivienne, si sviluppa la galleria Colbert, costruita nel 1826, per competere con la galleria vicina.
La concorrenza fra le due gallerie era tale che i due passaggi non furono mai messi in comunicazione.
Usciti dalla galleria Vivienne, si accede al passaggio Perron che vi permetterà di penetrare nel Palais Royal; da lì prendendo la rue des Petits Champs si può visitare il passaggio Choiseul dove abbondano i ristoranti asiatici e in cui Kenzo organizzò una sfilata negli anni 1970.
Il passaggio è soprattutto conosciuto per aver fatto da contesto all’infanzia dello scrittore Louis Ferdinand Céline che lo aveva ribattezzato passage de Bérénzina in molti suoi libri.
Un’altra serie di passaggi coperti si trova nella zona del boulevard Sébastopol: il passage du Caire, il più lungo di Parigi, deve il suo nome alle decorazioni egiziane che risalgono alla campagna napoleonica in Egitto nel 1978 e ospita numerosi negozi di tessuti e stoffe; di fronte, si trovano il passage Bourg-Labbé e il passage de l’Ancre e un pò più lontano il passage du Grand Cerf il cui ingresso dà sulla rue Saint Denis.
All’altezza della fermata della metropolitana Chateau d’eau, si trova il passaggio Brady, molto conosciuto dagli amanti della cucina indiana.

L’associazione Passages et Galleries ha l’obiettivo di far conoscere la storia di questi luoghi originali e insoliti e organizza delle visite dei passaggi sulla base di tre percorsi tematici: La vie parisienne, Paris, ses grands boulevard set distractions e Paris historique.

Una Risposta

  1. bellissimo articolo. Mi è servito per farmi un’idea di ciò che mi troverò a Parigi. Buon lavoro!

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