Post di ghiaccio: IAP sbarca su Twitter

Post di ghiaccio!

Post di ghiaccio!

Lo scorso 31 agosto il blog piombò in un profondo stato di glaciazione in concomitanza del millesimo post pubblicato.
Vi propongo un nuovo post di ghiaccio per celebrare degnamente il raggiugimento di 800 commenti (in totale) e soprattutto l’ingresso del blog Italiani a Parigi su Twitter.
Se avete un conto sul celebre social network di micro-blogging, potete cominciare a cinguettare con @italianiaparigi

Concretamente questo post blocca il blog a tempo indeterminato.
Il blog rimarrà ghiacciato fino a quando questo stesso post non cumulerà 20 commenti.
Sarete, dunque, voi stessi a togliere lo stato frozen e a permettermi di continuare ad aggiornarvi con curiosità italo-parigine.

L’ultima volta vi chiesi di illustrare le motivazioni per le quali sareste pronti a lasciare l’Italia e venire a vivere a Parigi e per quale motivo, invece, non avreste mai lasciato l’Italia.
Questa volta vi chiedo qualcosa di completamente diverso e un pò più poetico.
Specificate nel commento che lascerete per sbloccare il blog, il luogo di Parigi che preferite e indicate quale ricordo vi lega ad esso.
In alternativa, se non vi va di rispondere a queste domande, potete semplicemente consigliarmi un argomento che vi piacerebbe vedere sviluppato nel blog.

Il blog passa ufficialmente allo stato frozen. A voi la parola… se volete sboccarlo.
A vous de jouer!

Il ritorno di Berlusconi e 5 stelle di speranza

Il ritorno di Berlusconi

Il ritorno di Berlusconi

Premessa: Italiani a Parigi non è un blog politico.
E’ un blog che ho creato per condividere con quanti amano Parigi le mie esperienze nella capitale francese.
Tuttavia, come affermava Aristotele, “L’uomo è un animale politico” e ogni uomo deve esprimere il suo pensiero politico e la sua opinione sugli accadimenti che riguardano la collettività.
Sono pienamente d’accordo con il filosofo greco che diceva che
 “non sono politici nè gli animali nè gli dei ma solo l’uomo lo è, perchè legato ad una vita comunitaria con gli altri”
Per questo motivo ritengo giusto che anche un blog di natura sociale e culturale condivida la sua visione politica.

L’ultima volta che in questo blog si è parlato di politica era il 14 novembre 2011 e nel post intitolato Addio Berlusconi si parlava della fine dell’era Berlusconi.
Il 12 novembre 2011 l’ex premier Silvio Berlusconi rimetteva il suo mandato al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che avrebbe in seguito affidato le redini del governo a Mario Monti.
Le dimissioni di Berlusconi furono accolte da una folla festante che celebrava la liberazione dell’Italia da un fardello divenuto oramai intollerabile.
La piazza del Quirinale traboccava di gente in visibilio per l’abdicazione del dimissionario capo del governo e per la fine di uno dei periodi più bui della storia del Paese: decine di bottiglie di champagne furono stappate per celebrare l’evento e la folla eccitata sfilò per le vie della capitale sventolando striscioni che inneggiavano alla giustizia e alla democrazia.
Tuttavia l’articolo del 14 novembre si concludeva stigmatizzando il pericolo rappresentato dal berlusconismo, una terribile mentalità arrivista sviluppatasi a macchia d’olio grazie a una lunga e sapiente manipolazione mediatica.
Scomparso Berlusconi dalla scena politica, i tentacoli del berlusconismo hanno continuato ad avvinghiare l’Italia come le spire di un serpente a sonagli e hanno lasciato pressoché immutata la situazione del Paese.
Approfittando dell’immobilismo intellettuale e dell’assenza di una valida alternativa politica, il cavaliere senza macchia e senza paura ci riprova: Berlusconi riscende in campo.
Vomitando frasi ad effetto del tipo “molti chiedono il mio ritorno” o “il Paese è sull’orlo del baratro e ha bisogno di me”, il biscione come l’araba fenice risorge dalle proprie ceneri per riprendere quel potere da cui era stato spogliato.
E così, a poco più di un anno di distanza dall’avvento del governo Monti, ci ritroviamo a discutere ancora una volta delle stesse cose, delle stesse facce e della stessa insopportabile stagnazione politica.
Piccoli segnali positivi si sono manifestati timidamente lanciando un barlume di speranza nell’oscurantismo dominante la scena politica italiana.
Le recenti primarie del centro-sinistra, culminate con l’elezione di PierLuigi Bersani come candidato premier, hanno senza dubbio rappresentato un bel momento di democrazia per il nostro Paese.
In realtà tolta la graziosa patina di pseudo-democrazia, le primarie del PD hanno enfatizzato le gigantesche lacune della sinistra che sulla carta dovrebbe difendere i lavoratori, i proletari, le classi meno abbienti e soprattutto incarnare un cambiamento radicale rispetto alla situazione vigente che impone l’austerità.
Il risultato delle primarie è stata l’elezione di un dinosauro della politica come Bersani, un esito gattopardesco  all’insegna del “tutto cambia affinché nulla cambi”, un finale di partita simbolico e sintomatico di una classe politica attaccata alla poltrona e a una mentalità reazionaria finalizzata a mantenere lo status quo attuale in cui pochi godono di smisurati privilegi e il popolo e costretto a sacrifici, lacrime e sangue.

L’elezione di Bersani è stata giustificata dall’assenza di un’alternativa valida visto che il suo oppositore Renzi rappresentava più gli ideali di destra e una mediocre visione capitalista che non i valori di base della sinistra.
In occasione delle primarie i principali giornali hanno parlato di un grande momento di democrazia della politica italiana.
Personalmente mi è sembrata una grossa buffonata.
In primo luogo perchè chi ha votato ha dovuto pagare un obolo di 2€.
Potreste spiegarmi dove sta la logica di chiedere il pagamento di 2€ a ogni elettore quando il PD riceve cifre astronomiche di finanziamento pubblico dallo Stato?
In secondo luogo perchè il PD dovrebbe rappresentare una forza di opposizione con un programma rivoluzionario rispetto alla politica attuale di Mario Monti che da quando è salito al governo non ha fatto altro che chiedere sforzi agli italiani?
Giustificando le sue scelte con i sacrifici richiesti all’Italia dalle politiche europee e dalla BCE, il premier italiano sta facendo ingoiare una pillola (o meglio una supposta) amara agli italiani.
Monti e il suo pool di professori bocconiani hanno scelto di trovare i soldi necessari a sfamare i famelici banchieri europei frugando nelle tasche più facilmente raggiungibili, quelle dei più poveri, instaurando nuove tasse e sfoderando una crudele politica di austerità che ha messo in ginocchio il Paese.
La sinistra dovrebbe promulgare una politica radialmente opposta rispetto a quella di Monti, invece Bersani ha dichiarato di allinearsi alla visione dell’ex dirigente della banca Goldman Sachs.
Monti, ritrovatosi al governo in virtù di un vero e proprio golpe finanziario, si nasconde dietro un dito e gli sforzi che chiede agli italiani non mirano a soddisfare la comunità europea ma le banche europee e gli avidi mercati internazionali che hanno privato gli stati nazionali del loro potere.
In ultima analisi se si decantano le primarie come un sublime strumento di democrazia che permette al popolo di scegliere i suoi rappresentanti perchè la fazione politica opposta, ovvero il centro-destra non ha fatto la stessa cosa?
Perchè non appena Berlusconi annuncia di scendere in campo si fanno da parte a tutti per lasciare il posto allo spavaldo cavaliere?
Non sarebbe più giusto indire le primarie anche nel PDL a prescindere dalla posizione di Silvio il magnifico?
O forse l’intero popolo della libertà è legato alla figura di Berlusconi e pende dalle sue labbra dorate?
In questo caso si tratterebbe allora di un partito senza alcuna caratura politica e popolato da sagome informi pronte a farsi da parte per lasciare campo libero al proprio sovrano?
Si è trattata di una farsa finalizzata a mantenere lo stato attuale delle cose lasciando che la dittatura dei mercati continui a strozzare le famiglie italiane.

A distanza di un anno non è cambiato nulla.
Berlusconi cavalca fieramente l’immobilità della scena politica proponendo nuovamente la sua candidatura.
Diciassette anni di dominio sull’Italia non sono stati sufficienti per ridurla in brandelli, è necessario un nuovo intervento per darle il colpo di grazia.
Le amazzoni e i fedelissimi del cavaliere hanno già uscito le grinfie per riattaccarsi al potere e il faccione lucente dell’ex-premier ricomincia a campeggiare sulle principali reti televisive.
Berlusconi e il PDL hanno deciso di far cadere quella spada di Damocle che reggevano svogliatamente sulla testa di Monti e di staccare la spina a questa compagine temporanea fatta di tecnici e professori che per poco più di un anno ci hannno impartito una triste lezione universitaria incentrata sul tema del sacrificio e dell’austerità.
Come mai mister B. ha deciso di togliere il suo appoggio al governo Monti proprio adesso? La risposta è semplice. Berlusconi si candida per la sesta volta alla presidenza del consiglio per impedire al governo di approvare la legge sull’incandidabilità a tutte le cariche pubbliche dei condannati e di riformare la legge elettorale (e quindi andare al voto con il Porcellum).
Il PDL e Berlusconi rispolverano i vecchi slogan demagogici per tornare a portare avanti i propri squallidi interessi a discapito di quelli degli italiani.
Il cavaliere afferma che l’Italia sull’orlo dell baratro ha bisogno di lui per risollevarsi ma sarebbe più opportuno che il leader del PDL si ponesse la domanda retorica riguardo a chi ha ridotto il Paese in questo stato pietoso?

In questo scenario di desolazione politica dove veline, portaborse, letterine, olgettine e altri biechi personaggi ricominciano a uscire dalle tane dove si erano nascosti, l’unica valida alternativa sembra essere il movimento cinque stelle di Beppe Grillo.
Da quando il movimento è nato, il mondo politico e i giornalisti hanno tentato in tutti i modi di screditarlo facendo leva sull’inesperienza dei suoi componenti.
In realtà l’unica forza politica che sembra essere foriera di un rinnovamento politico e che presenta finalmente volti nuovi da inserire nel panorama politico italiano è proprio il movimento di Grillo.
Un famoso proverbio recita “meglio il cattivo conosciuto che il buono da conoscere” ma in questo caso la saggezza popolare non ha ragione.
Penso che sia giusto dare una possibilità a questa nuova forza politica che si presenta agli italiani partendo da principi elementari che tuttavia gli altri partiti ignorano come, per esempio, il fatto di essere incensurati.
Gli attivisti del movimento propugnano una politica anti-partitica, rifiutano i contributi elettorali statali, promuovono la partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica attraverso Internet, mirano al rispetto dell’ecologia e a una maggiore giustizia sociale.
I media cercano di infangare Grillo definendolo un padre-padrone che comanda tirannicamente il movimento o come uno sprovveduto che si fa guidare dal guru Casaleggio.
Grillo, spogliatosi dalle vesti di comico, sa bene quello che sta creando e fa bene a vietare ai membri del movimento di andare in televisione dove sarebbero facili prede della demagogia e dei politicanti da quattro soldi molto più avvezzi a sgomitare nei dibattiti politici.
Quando Berlusconi scese in campo per la prima volta nel 1994, gli italiani decisero di dargli fiducia e testare le qualità politiche di quest’uomo che si era fatto da solo.
Accecato dalle paillettes e dalle luci policrome dei programmi Mediaset, il popolo italiano si affidò al selfmade man per risollevare le sorti del Paese auspicando che Berlusconi facesse in politica quello che era stato capace di fare come imprenditore.
Il drammatico risultato di questo esperimento e di questa fiducia riposta in uomo carismatico interessato più ai suoi interessi che a quelli dell’Italia lo conosciamo tutti.
Perchè non fidarsi adesso di volti nuovi, di gente che ha deciso di mettere la propria faccia e le proprie energie a disposizione del Paese, di un movimento che si propone di cambiare radicalmente lo stato delle cose?
L’unica fioca brezza di cambiamento soffia in direzione del movimento 5 stelle, l’Italia sarà in grado di cogliere questo vento di novità o dominerà la mentalità reazionaria che fino adesso si è rivelata fallimentare?

Il codice della strada di Clet

Il codice della strada di Clet

Il codice della strada di Clet

Clet Abraham è un’artista eclettico che alterna scultura e pittura con grande maestria.
Completati gli studi alle Belle Arti di Rennes, Clet abbandona la Francia nel 1990 per lavorare come restauratore di mobili antichi a Roma.
Dal 2005 l’artista ha stabilito il suo atelier a Firenze e ha raggiunto una discreta notorietà che lo ha portato a esibire le sue opere in varie gallerie d’arte.
Clet è conosciuto soprattutto per le sue opere di street art, creazioni d’arte urbana che decorano magicamente la segnaletica stradale.
Se abitate a Parigi, vi sarà sicuramente capitato di vedere i cartelli di divieto trasformati in simpatiche vignette che rappresentano un omino nero intento nel compiere svariate azioni.
L’originale artista sottolinea che le sue opere non sono atti di vandalismo e che non rovinano la leggibilità dei cartelli.
Utilizzando la derisione e l’umorismo come armi di battaglia, Clet vuole invitare il pubblico a dare una lettura diversa del paesaggio urbano.
La cartellonistica stradale della capitale francese rappresenta la fonte primaria d’ispirazione per questo creatore visionario che riesce a dare una seconda vita ai segnali di obbligo, divieto o pericolo.
In sella alla sua bicicletta, Clet percorre le strade di Parigi personalizzando con il suo tocco artistico scialbi cartelli che regolano il traffico parigino.
Partendo dal principio che la segnaletica stradale è diventata asfissiante nelle grandi città, Clet vuole rivalutarne la sua presenza urbana con la sua fantasia senza limiti.

Duodej: pranzare con uno sconosciuto

Duodej

Duodej

L’avvento di Internet ha rivoluzionato radicalmente la maniera di conoscersi e di instaurare nuove relazioni umane.
Da quando la grande Rete ha sviluppato la sua enorme tela sociale, tantissime agenzie matrimoniali sono fallite e gli incontri si sono sviluppati progressivamente a partire da un mouse e un monitor.
Si potrà obiettare che si tratta di un metodo alienante e impersonale per conoscere un’altra persona che però ha permesso ai più timidi di sopperire alla propria mancanza di fiducia e presa d’iniziativa.
Camuffati da un’identità fittizia o dall’anonimato, molti utenti che frequentano i siti d’incontri trovano una disinvoltura e una parlantina che gli manca nella vita vera.
Esistono tantissimi siti per incontrare gente, spesso raggruppati in base al tema dell’incontro: siti per conoscere amici, per condividere un auto, per fidanzarsi ed eventualmente sposarsi, per viaggiare, per fare sport insieme a qualcun’altro, per condividere una passione o altro ancora.

Ultimamente a Parigi è divenuto alla moda il sito Duo Dej che ha per obiettivo quello di far incontrare due o più persone che vogliono pranzare in compagnia di qualcuno.
Se non si hanno tanti amici o non si riesce a legare con i propri colleghi, la pause dej (pausa pranzo) può rapidamente diventare un grande momento di solitudine.
Parigi, oltre ad essere la città più romantica del mondo, è anche la capitale della solitudine dove migliaia di anime anonime si sfiorano quotidianamente nell’indifferenza più assoluta.
DuoDej vuole provare a sfondare il muro di solitudine che opprime molti abitanti della capitale francese offrendogli la possibilità di incontrarsi per condividere un pasto e conoscere nuove persone.
L’iscrizione è gratuita e il principio è molto semplice: si inserisce il luogo, la data e il budget e il sito filtrerà i nomi delle altre persone iscritte.
Se siete stanchi di consumare distrattamente un panino in compagnia del vostro computer e delle vostre emails, fate un salto sul sito e provate a cercare eventuali compagni di pranzo nel vostro quartiere.

Gioco – concorso – quiz

Gioco - concorso - quiz

Gioco – concorso – quiz

Complimenti a Cosimo che ha risolto l’ultimo quiz fotografico relativo alla scultura situata nel quartiere delle Halles.
Eccovi un nuovo quiz parigino per testare la vostra conoscenza della ville luimière.

Il blog Italiani a Parigi, blog franco-italo-siculo-parigino, ha il piacere di presentarvi la settima edizione dell’unico concorso del web in cui non si vince una beata mi…zzica.
Il principio del gioco è semplice, per vincere il quiz dovete indicare nel vostro commento:

– Chi ha realizzato questa statua raffigurante un cavallo
– Dove si trova
– Quali sono gli altri due animali posti a fianco della statua

La prima persona che risponderà esattamente alle tre domande vincerà il concorso.
Non si vince nulla (a parte un piccolo momento di gloria), ma prometto di inviare al vincitore una simpatica cartolina direttamente dalla ville lumière.
L’unica restrizione per partecipare: non abitare a Parigi. Inviare una cartolina parigina a chi già abita nella ville lumière perderebbe il suo fascino.
Che vinca il migliore!

Un Velib’ a Lione

Un Velib’ a Lione

Un Velib’ a Lione

Il servizio di condivisione di biciclette Velib’, che permette ai parigini di prendere una bici in un punto della città e depositarla in un altro quartiere, non esiste solamente a Parigi.
Questo sistema originale che consente di affittare biciclette per brevi tragitti è presente in altre grandi città francesi ed europee come Lione, Lille, BordeauxBarcellona , ecc. ecc.
A Lione, in particolare, il sistema di condivisione di bici prende il nome di Velov’.
Martedì 27 novembre, grande è stata la sorpresa dei lionesi nello scoprire un Velib’ parcheggiato nella stazione Velov’ di Place Antonin-Poucet.
La scoperta della bici parigina ha scatenato le teorie più fantasiose tra gli abitanti di Lione che hanno ipotizzato l’impresa di un atleta che avesse percorso in sella al Velib’ il tragitto da Parigi a Lione.
Il mistero dell’intruso parigino tra i Velov’ lionesi è stato finalmente risolto: si tratta di una geniale trovata pubblicitaria e umoristica dello Studio Bagel, un nuovo canale di video Youtube che propone divertenti parodie e sketches.
Maxime Musqua, uno dei comici del collettivo Studio Bagel, ha realizzato un esilarante video in cui si esibisce nell’impresa di attraversare in Velib’ il tragitto Parigi-Lione per vedere se la bici parigina viene accolta dalla stazione lionese.
Il Velib’ parigino è stato parcheggiato con successo nella stazione Velov’ e la campagna di marketing dei giovani comici è riuscita alla perfezione.
Musqua ha confessato di aver percorso i 500 km che separano le due città principalmente in macchina e in treno.
Inoltre il giovane umorista ha affermato di aver ricevuto una multa di 175€ dalla JCDecaux, la società che gestisce i Velib’, per il furto della bici che è stata ritrovata a Lione.

I Velib’ parigini sono stati spesso presi di mira dalle azioni vandaliche di balordi ma in questo caso possiamo dire che il furto del Velib’ parigino è giustificato da un fine nobile quale quello di suscitare una risata.

Igiene parigina

Lavarsi le mani è importante

Lavarsi le mani è importante

Un recente sondaggio ha rivelato che per i francesi l’igiene non è una priorità essenziale.
Conoscevamo già l’antipatia dei nostri cugini verso il bidet, adesso apprendiamo che un francese su cinque non si lava tutti i giorni.
Il sondaggio realizzato dalla società BVA ha evidenziato dati inquietanti riguardo le cattive abitudini igieniche dei francesi:
– Il 20% dei francesi saltano la doccia quotidiana e si contentano di lavarsi un giorno su due
– Il 55% degli intervistati non si lava le mani sistematicamente dopo aver preso la metropolitana o i bus pubblici; 1 francese su 5 non si lava le mani prima dei pasti; il 12,5% dei francesi non si lava le mani prima di uscire dal bagno.
Lo studio Bagel, un delirante canale di video su Youtube, ha interpretato alla sua maniera i risultati di questo sondaggio.
Il risultato è una parodia esilarante che stigmatizza con grande ironia le cattive abitudini dei francesi.