Dubbi e coincidenze

Un attimo di meditazione al Palais Royal

Sono una persona molto razionale e cerco sempre di dare una spiegazione logica agli eventi che incrociano il cammino della mia vita.
Penso che ogni uomo sia artefice del proprio destino in base alle scelte che compie e allo stile di vita che sceglie, homo faber fortunae suae dicevano i latini per sottolineare come ogni uomo ha il futuro nelle proprie mani.
La mia razionalità talvolta resta basita e spiazzata davanti a strane coincidenze che costellano il mio quotidiano e alle quali difficilmente riesco a dare una spiegazione cartesiana.
A tutti noi è capitato almeno una volta nella vita di vivere situazioni inverosimili frutto di casualità al limite dell’assurdo: pensare a una persona e poco dopo vederla comparire davanti ai nostri occhi, avvicinarsi al telefono per comporre il numero di un amico proprio nel momento in cui quella stessa persona ci sta telefonando, pensare o leggere una parola o una frase e sentirla allo stesso tempo alla radio o in televisione.
Sigmund Freud, padre della psicanalisi, nell’opera Psicopatologia della vita quotidiana ha cercato di spiegare schematicamente la natura di questi episodi che ci sorprendono.
Ho letto il libro di Freud qualche anno fa e devo ammettere che le spiegazioni del famoso pensatore austriaco sono molto interessanti riconducendo le origini delle strane coincidenze quotidiane al nostro subconscio e agli scherzetti del nostro flusso di coscienza.

Ogni tanto, però, pur cercando di aggrapparmi a scampoli di ragione o interrogando il mio inconscio, non riesco a dare alcuna interpretazione agli inspiegabili parallelismi e alle concomitanti fatalità che mi si presentano sotto il naso.
Come nel caso che sto per raccontarvi.
Da qualche mese a questa parte sto meditando di lasciare Parigi e stabilirmi definitivamente nella mia Sicilia natale, una decisione molto difficile e delicata poichè da essa dipende il mio futuro e quello della mia famiglia.
Ho già valutato milioni di volte dei vantaggi e degli svantaggi legati all’abbandono della ville lumière e di una nuova vita in Sicilia: da un lato rinunciare all’enorme offerta culturale e professionale di Parigi per fare un salto nel vuoto nella mia pur bella isola, dall’altro ritrovare i miei affetti più cari e quel lato umano che tanto mi manca in questa grande città.
La direzione che prenderò di fronte a questo  bivio fondamentale dipende essenzialmente dalle priorità che voglio dare alla mia vita: il lavoro o gli affetti, il mio futuro professionale o la mia identità culturale, la riuscita personale o le mie radici.
La decisione sarà difficile ma verrò a capo anche di questo enigma.
Nel bel mezzo dei dubbi amletici che mi tormentano l’anima per questa difficile scelta, entrano in gioco le succitate coincidenze a confondermi le idee e a mescolare le carte del mio destino.

Il mio migliore amico, Alessandro, conosce abbastanza bene i travagli del mio animo e la mia esitazione nel compiere il grande passo.
Ci sentiamo spesso telefonicamente e gli ho confidato più volte le drammatiche lotte interiori tra il Gaspare parigino che desidera continuare il percorso intrapreso in Francia con molti sacrifici e il Gaspare siciliano che sogna di tornare alle sue origini ed indossare la sua antica veste di semplicità e spensieratezza.
Qualche giorno fa, prima che tornassi in Sicilia per le vacanze natalizie, Alessandro pubblica sulla mia bacheca Facebook questa citazione dello scrittore e fotografo siciliano Ferdinando Scianna: “Nell’andarsene (dalla Sicilia) si vive l’esperienza dolorosa dello sradicamento, della nostalgia ingannatrice e la scoperta del fatto che dopo un po’ non puoi tornare più. Perché quando torni non sei più a casa tua, Itaca è scomparsa, sei in un altrove che è quello della tua memoria. Ovunque tu vada, ti porti dietro il siciliano che sei, e continui a guardare il mondo con lo sguardo che hai costruito negli anni determinanti dell’infanzia.”

Le parole di Scianna mi hanno molto toccato e hanno acuito i miei ripensamenti e i miei dubbi.
Da quando ho letto quella citazione non ho fatto altro che pensare quanto fosse saggia, vera e densa di significato: Itaca non esiste più e non si può tornare indietro per cercare qualcosa che non esiste più.
La Sicilia che desidero e che vorrei ritrovare esiste solamente nei dolci ricordi della mia infanzia, nelle corse spensierate in bicicletta, nelle estati afose trascorse all’ombra di rigogliosi ulivi, nelle prime impacciate esperienze amorose, nei sogni e nelle illusioni di un ragazzo che si affacciava alla vita riscaldato dagli accoglienti raggi del sole mediterraneo.
Mi convinco che quell’isola materna e prosperosa rappresenta una proiezione del mio essere ed esiste solamente dentro di me, una sorta di dimensione parallela incastonata nel mio spirito, un porto sicuro e idealizzato nel quale rifugiarmi nei momenti di sconforto e solitudine.
Itaca non esiste più!. La voce stridente e cinica della mia coscienza mi ripete costantemente questa frase nei giorni antecedenti alla mia partenza per la Sicilia e mi invita ad abortire le mie illusioni nascenti e a non inseguire un Atlantide sommersa che ormai non c’è più.

La mattina del 23 dicembre 2011 mi reco in aeroporto con Valeria, mia moglie, per prendere il volo TO3314 della compagnia Transavia che decolla puntualmente alle 6h55.
Arriviamo all’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo e, ancora intorpiditi dall’alzataccia, decidiamo di prendere un caffé al bar situato proprio davanti alla zona di arrivo dei passeggeri.
Mentre assaporiamo l’aroma di un buon caffè italiano (finalmente!), Valeria mi dà una leggera pacca sulle spalle e mi dice “Hai visto Gaspare, questo bar si chiama ITACA!
Semplice coincidenza o beffardo scherzo del destino?!?
Non mi interessa conoscere la risposta a quest’ultima domanda, adesso so che Itaca esiste ancora!

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Un Natale siciliano

L’albero di Natale a costo zero

Anche quest’anno sono tornato in Sicilia per le vacanze natalizie e per recharger les piles, come dicono qui a Parigi (per ricaricare le pile), per affrontare un nuovo anno.
Quando torno a Cinisi, ho l’impressione di non essere mai partito dalla Sicilia, di non aver mai abbandonato la mia vita siciliana ma di averla soltanto messa in stand-by premendo il pulsante pausa del telecomando.
Ogni volta che mi catapulto in Sicilia per riassaporare un pò di quella vita che un tempo mi era così cara, è come se mi teletrasportassi in una dimensione parallela in cui il tempo resta immutato e tutto è cristallizzato da sette anni a questa parte.
Tornare in Sicilia durante le feste natalizie è stato essenziale: passare del tempo con la mia famiglia, rincontrare vecchi e “veri” amici, riassaporare i deliziosi piatti siciliani e tuffarmi nelle tradizioni natalizie del mio caro paesello.
La prima cosa che ho fatto quando sono atterrato a Cinisi (l’aeroporto Falcone-Borsellino, ex Punta Raisi, si trova nel territorio del mio paese), è stata, come ogni volta che torno in Sicilia, andare in spiaggia.
Ho spento la macchina e sono rimasto una quindicina di minuti a fissare una delle cose che più mi manca qui a Parigi: il mare.
Per chi abita in un paese bagnato dal mare, guardare l’orizzonte oltre quell’immensa distesa d’acqua, diventa un’azione abituale, quotidiana e quasi meccanica: l’anima si abbandona in divagazioni metafisiche, cullata dalle onde, e i problemi reali, per pochi minuti, sembrano lontani.

L’albero realizzato con 6 mila bottiglie di plastica

Dopo l’abituale sosta in spiaggia, ho continuato il mio giro panoramico del paese con la classica “salita” del Corso Umberto, il corso principale del paese.
Ricordo che da ragazzo, in scooter, lo percorrevo una quindicina di volte al giorno.
Giunto in piazza, l’atmosfera natalizia si è materializzata sottoforma di un particolarissimo albero di Natale, realizzato attraverso l’intelligente sovrapposizione di bottiglie di plastica.
L’opera natalizia realizzata quest’anno dal comune di Cinisi è veramente particolare e va riconosciuta l’originalità di una creazione che ha saputo combinare ecologia e spirito natalizio. Un vero e proprio albero a costo zero!
Il maestoso palazzo dei benedettini, sede del municipio, ha saputo degnamente fare da sfondo all’albero di plastica per la cui realizzazione sono state necessarie circa 6 mila bottiglie.

La torre del mulinazzo nel presepe di Giacomo Randazzo

Tra le altre iniziative che hanno movimentato il Natale cinisense va ricordato l’immancabile presepe semovente di Giacomo Randazzo che ogni hanno, per la sua bellezza, lascia senza fiato piccoli e grandi.
Il presepe quest’anno era ancora più grande e le riproduzioni in miniatura curate nei dettagli: un paese in miniatura con tanto di fontane, chiese e artigiani di ogni sorta.
Quest’anno il presepe di Randazzo era maggiormente legato al territorio di Cinisi grazie alla presenza della magnifica riproduzione della mitica torre del mulinazzo e della costa antistante, una perla che ha impreziosito un’opera già dotata di un fascino particolarissimo .

Il presepe vivente di Cinisi

Poco distante dal presepe semovente è stato allestito un suggestivo presepe vivente. L’iniziativa è stata proposta per la prima volta quest’anno ma sono sicuro che sarà riproposta nuovamente negli anni successivi.

Il calzolaio

Tre le altre iniziative che hanno caratterizzato il periodo natalizio nel mio paese mi piace ricordare, infine, Officina 183 una mostra collettiva di artisti di Cinisi e Terrasini organizzata nell’ex casa del boss Tano Badalamenti, il responsabile dell’assassino di Peppino Impastato.
Oggi, quasi simbolicamente, quel luogo di dolore e tristezza è stato attribuito all’associazione che tiene viva la memoria di Peppino e se le mura di quella casa potessero parlare, griderebbero a squarciagola la propria felicità.

L’ex casa di Tano Badalamenti

Buon 2012!

Buon 2012!

Dopo una lunga assenza dalle pagine di Italiani a Parigi, rieccomi di ritorno per alimentare questo spazio virtuale con nuovi post, curiosità e punti di vista.
Il primo articolo del 2012 lo dedico a tutti i lettori di questo blog augurandovi un anno frizzante, pieno di salute e serenità.
I miei auguri Vi arrivano un pò in ritardo ma dopotutto qui a Parigi ci si augura il “Buon Anno” fino alla fine del mese di Gennaio.